È l’inizio degli anni novanta quando la nuova linea ferroviaria per l’alta velocità tra Torino e Lione (Tav) entra nel dibattito pubblico italiano. È sempre in quel periodo che nasce il movimento No Tav, in opposizione alla realizzazione del progetto. In un primo momento è costituito da amministratori locali, sindaci, cittadini della val di Susa, gruppi di ambientalisti.

Da allora la Tav e chi si oppone alla sua costruzione non sono più usciti dal dibattito, influenzando in maniera rilevante la politica italiana, anche se i giornali e l’opinione pubblica sembrano accorgersene solo quando ci sono scontri tra attivisti e forze dell’ordine, com’è successo lo scorso 25 luglio.

Ci sono almeno tre piani che bisogna tenere presenti quando si cerca di capire un fenomeno lungo trent’anni: una dimensione politica che riguarda l’evoluzione del movimento e delle sue relazioni con le istituzioni; il piano giudiziario, che ha avuto un peso particolarmente gravoso ed eccezionale in questa vicenda; e l’avanzamento della costruzione dell’opera.

La protesta più longeva

I comitati di protesta si formano già nel 1991, ma è nel 1993 che nasce Habitat, il primo nucleo organizzato della mobilitazione contro l’alta velocità in val di Susa. Intorno ad Habitat s’incontrano realtà diverse: amministratori locali, associazioni ambientaliste, abitanti della valle, ma anche tecnici e professionisti che cominciano a mettere in discussione le valutazioni ufficiali sul progetto.