L'altra protesta contro la Tav coinvolge amministratori locali meno noti. Ma sulla linea che porta al capoluogo si concentreranno le prossime tensioni

Ti dicono Tav e, ormai da molti anni, fuori dal Piemonte pensi a nomi come Venaus, Chiomonte e ad una valle all’interno dell’arco alpino, luogo ideale per il turismo montano. Ma le cronache torinesi raccontano, oltre alle violenze dei giorni scorsi e alle polemiche che ne sono seguite, che la discussione sul cantiere Tav e sulla linea dell’alta velocità che dovrebbe congiungere Torino a Lione, negli ultimi tempi si è spostata sulla tratta che dovrebbe invece unire la prima cinta del capoluogo piemontese con l’imbocco del tunnel principale.

Perché il tunnel è quasi fermo

Le ragioni di questo cambio di prospettiva sono tante e la prima è che il tunnel principale procede a rilento e sta incontrando parecchi problemi di realizzazione. C’è un grande nodo legato alle talpe meccaniche, negli anni arrivate e sostituite più volte, per cui si va avanti con il ritmo di 1 metro e mezzo al giorno. Meno costosa – “appena” 3 miliardi – e meno difficile da realizzare, sebbene con un impatto su un’area di 1 milione 200mila metri quadri, inclusa una falda che copre il 10% del fabbisogno idrico torinese, è invece la tratta tra Avigliana e la fermata, oggi semplice scalo merci, Torino – Orbassano. Insomma la tratta che dovrebbe garantire un afflusso di traffico nel tunnel sufficiente a giustificare l’intera impresa.