Una piccola comunità, undici abitanti in tutto, al centro di due giorni speciali, utili a ricordare cosa significa davvero vivere sui monti. Ad accendere i riflettori su San Gottardo di Rimella è stato il Premio Fedeltà alla montagna che ogni anno la sezione Valsesiana dell’Ana consegna a persone, associazioni, comunità locali che hanno fatto della montagna appunto lo scopo della propria vita, lavorando e difendendo l’ambiente montano. Tutto nel weekend appena trascorso. Prima tappa: l’escursione a San Gottardo per lo scoprimento della targa del riconoscimento che recita «alla comunità di San Gottardo. Che rimanga ai posteri il vostro coraggio». La seconda, domenica: le celebrazioni ufficiali con la consegna del premio in centro a Rimella. «La comunità di San Gottardo riveste letteralmente il senso di fedeltà alla montagna - ha detto nel suo discorso Sara Scarone, consigliera della Valsesiana e responsabile dell’iniziativa -. È veramente l’esplicazione più fondata di fedeltà». Alla premiazione erano presenti alcuni gruppi di alpini, Alberto Daffara in rappresentanza della Provincia di Vercelli, Valter Stragiotti, presidente dell’Ana Valsesiana, e il sindaco di Rimella Riccardo Peco. Modello ammirato «San Gottardo non è solo un luogo di straordinaria bellezza - ha detto il primo cittadino -, ma è diventato un modello ammirato ben oltre i nostri confini. Le sue caratteristiche uniche sono state celebrate dal Fai e hanno catturato l’attenzione di prestigiosi attori culturali e scientifici. Questo interesse non è casuale, è frutto della lungimiranza e del rispetto per l’ambiente che questa comunità dimostra ogni giorno. Un esempio concreto di questa eccellenza sono i recenti lavori finanziati dal programma di sviluppo rurale della Regione, che hanno saputo unire in modo virtuoso le opere di urbanizzazione comunale e le ristrutturazioni dei privati. Il risultato, che è sotto gli occhi di tutti, è un recupero architettonico che rispetta la tradizione walser e la proietta nel futuro. E questo dimostra che quando le istituzioni e i cittadini remano nella stessa direzione, la montagna non solo sopravvive, ma fiorisce e diventa esempio di sviluppo sostenibile per l’intero altro». Il passaggio di consegne è stato tra il vincitore nel 2025, Bruno Quazzola di Carcoforo, e la comunità di San Gottardo, rappresentata da Vittorio Strambo, 66 anni. «Sono nato a Varallo, ma vivo da sempre a San Gottardo - dice a La Stampa Vittorio Strambo, a cui è stata fatta una sorpresa con la presenza dei suoi commilitoni di Pinerolo -. Cosa significa vivere in questa località? Bisogna avere coraggio e polso. Capire la zona, capire le montagne. I disagi? Più che altro è questo mondo che, in generale, non funziona più». Trecento metri a piedi Per raggiungere la frazione, che si trova a 1.329 metri di altitudine, si lascia l’auto in un parcheggio e poi si fanno circa 300 metri a piedi. Quando nevica bisogna sempre spalare per potersi muovere. Una località di sicuro non agevole. Ma scelta anche da coppie giovani per far crescere i propri figli come Hannes Lang, altoatesino, e Miguela Biste che hanno deciso di trasferirsi nel 2024: hanno aperto un’azienda agricola denominata Rund, e qui stanno facendo crescere la loro figlia, Aurelia, nata nel marzo 2025. «Stiamo bene qui ma un po’ di preoccupazione ce l’abbiamo pensando a quando Aurelia dovrà iniziare la scuola - spiega la coppia - la più vicina è a Cravagliana, ma pare a rischio chiusura. Sarebbe bello se la Valsesia desse un sostegno per cercare di lasciare aperte le scuole: senza queste una valle non è nulla e i genitori sono costretti a trasferirsi, per non tornare più».
“Noi, undici abitanti di San Gottardo fedeli alla montagna bella e difficile”
Parlano i residenti della piccola frazione di Rimella premiati dalla sezione Valsesiana dell’Ana










