Milano, 9 dic. (askanews) – L’11 dicembre la “Giornata internazionale della montagna” riporta l’attenzione su un territorio che in Valtellina vive da sempre in relazione diretta con le sue cime. La ricorrenza offre l’occasione per osservare un patrimonio naturale che, oltre a rappresentare un riferimento identitario per le comunità locali, oggi evidenzia la fragilità degli ecosistemi d’alta quota. La biodiversità che caratterizza questi ambienti e l’arretramento dei ghiacciai delineano un quadro che richiede comportamenti consapevoli e un rapporto più equilibrato tra l’uomo e l’ambiente alpino.
Il percorso ideale da ovest verso est attraversa otto montagne che segnano geografia, storia e percezione dell’arco alpino valtellinese. Dalle Orobie alle Retiche, fino ai massicci dell’Ortles-Cevedale, queste cime hanno contribuito nei secoli a costruire l’immagine della montagna lombarda, sia nelle esplorazioni alpinistiche sia nella vita quotidiana delle valli. Conoscerne la morfologia, il ruolo storico e il valore ambientale rappresenta un passaggio necessario per comprendere un territorio che cambia e che richiede attenzione costante.
Il Pizzo Tre Signori, 2.554 metri, è l’unica delle otto montagne situata lungo la cresta principale delle Alpi Orobie. Il suo nome ricorda la funzione di confine che nei secoli ha segnato tre diverse giurisdizioni, dallo Stato di Milano alla Repubblica di Venezia fino alla Repubblica delle Tre Leghe nella Confederazione Elvetica. Ancora oggi la cima è suddivisa tra le province di Bergamo, Sondrio e Lecco. Il rilievo domina Val Gerola, Val Brembana e Valsassina e rimanda a un’immagine di passaggio e separazione che ha segnato la storia locale.








