Anche la distruzione del paesaggio può essere uno spettacolo, e Bormio nell’alta Valtellina (la «magnifica terra» dei secoli scorsi) ce ne offre oggi uno raccapricciante: la pendice di una grande montagna violentemente scorticata e denudata del suo manto vegetale, per far posto alla pista per i prossimi campionati del mondo di sci alpino, gennaio-febbraio 1985, per i quali politici e amministratori hanno molto e tenacemente brigato in sede internazionale.
Nessuno naturalmente ha fatto l’esatta, pietosa conta degli alberi abbattuti, ma non si è lontani dal vero calcolandoli in oltre 4.000, betulle e abeti, sottobosco escluso, tra i 1770 e i 1200 metri di quota. Lo squarcio è largo un centinaio di metri, ruspe e bulldozer sono al lavoro, raschiano pascoli, spianano dossi, sventrano rocce: è la festa di quell’arte in cui noi italiani siamo maestri, i movimenti di terra, quando si tratta di devastare il territorio.
GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA MONTAGNA
Il 2024 anno difficile e dal segno meno per Alpi, ghiacciai alpini e biodiversità
Tutto è fatto perché - come si legge nei quaderni del comitato organizzatore - «la tecnica sciistica sia la protagonista numero uno»: e infatti è stata completamente messa da parte la tecnica della difesa del suolo e della preservazione dell’ambiente naturale. La distruzione del bosco (che era un bosco di protezione, in difficile equilibrio), l’asportazione della cotica erbosa, l’eliminazione degli avvallamenti naturali, sbancamenti, spianamenti e riporti sembrano fatti apposta per favorire futuri dissesti, smottamenti e valanghe.









