L'escalation della guerra tra Stati Uniti e Iran, negata e riaffermata a ogni mutar d’umore del leader supremo a stelle e strisce, minaccia i piani delle raffinerie di petrolio asiatiche, incidendo sui relativi piani d’incremento della produzione previsti per agosto, il che comporterebbe anche possibili effetti sulle scorte globali di carburante nell’area asiatica.

Le raffinerie asiatiche hanno continuato infatti a fare affidamento sulla fornitura di petrolio dal Golfo Persico, sperando che ciò avrebbero potuto giovare sulla ripresa della produzione globale di carburante per autotrazione nel trimestre luglio-settembre; il susseguirsi di continui attacchi militari tra Stati Uniti e Iran ha invece nuovamente ridotto le esportazioni del greggio che passa dallo Stretto di Hormuz, dove, come sappiamo, prima di questa sciagurata guerra convergeva quasi un quinto dei traffici di petrolio mondiale.

Per complicare ancora di più le cose, di recente, anche gli Houthi yemeniti – alleati storici dell'Iran degli Ayatollah – hanno iniziato a bloccare il flusso di greggio saudita dal Mar Rosso; una mossa che ha ridotto più di 3 milioni di barili al giorno il flusso di prodotti diretti principalmente verso i mercati dell’Asia.