Dal giallo all'arancione, dal rosso al nero: sono diversi i pigmenti naturali di potenziale interesse industriale che potrebbero essere prodotti in modo economico e sostenibile grazie a 'biofabbriche microbiche' allestite usando alcuni dei 51 ceppi batterici individuati in tre ambienti estremi italiani, ovvero la neve del Ghiacciaio Presena nei pressi del Passo del Tonale, i sedimenti vulcanici dell'isola di Vulcano e gli ecosistemi marini soggetti alle emissioni idrotermali dell'isola di Panarea. E' quanto dimostra lo studio guidato dall'Università di Bologna e pubblicato sulla rivista Frontiers in Microbiology.
"Molti batteri producono naturalmente pigmenti per difendersi dai raggi ultravioletti, dall'ossidazione, dalle alte concentrazioni saline o dalle temperature estreme", osserva Marco Candela, professore al dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell'Università di Bologna, che ha coordinato lo studio. "Abbiamo cercato questi microrganismi proprio negli ambienti in cui tali condizioni sono più severe, individuando una straordinaria biodiversità di possibili colori". I microrganismi sono stati studiati "con un approccio integrato di genomica e metabolomica, cioè lo studio delle impronte chimiche lasciate dai processi cellulari", prosegue Candela. "Siamo arrivati a dimostrare che sono in grado di produrre numerosi pigmenti naturali e altre molecole bioattive di potenziale interesse industriale". Inoltre, molti di questi microrganismi sono capaci di crescere utilizzando carboidrati e biomasse vegetali. Diventa quindi possibile immaginare una produzione industriale di pigmenti sostenibili grazie a batteri cresciuti in bioreattori alimentati con materiali di scarto dell'industria agroalimentare.








