di
Simone Canettieri
Oggi Piantedosi al vertice straordinario in videocall. Il secondo tema sul piatto: investimenti e dazi più bassi a chi accetta i rientri
C’è una lista ristretta di tre Paesi africani che l’Italia, con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, porterà al tavolo del Consiglio europeo straordinario sui migranti convocato su spinta di Roma e Copenaghen (da cui è nata la lettera di 22 stati membri). Sono Ruanda, Uganda e Ghana. Qui Giorgia Meloni, e non solo, vuole creare una serie di «hub» sul modello di quelli nati in Albania per l’identificazione e il rimpatrio di migranti clandestini. In questi tre casi i negoziati sono stati già attivati da Germania e Danimarca. Palazzo Chigi punta a una gestione condivisa.
Le propostePoi c’è una richiesta — emersa durante la riunione preparatoria di ieri dei diplomatici — che guarda al contorno giuridico. Il titolare del Viminale porterà all’ordine del giorno una proposta: quella di attuare la «dichiarazione di Chisinau», firmata tre mesi fa dai 46 stati del consiglio d’Europa. In cosa consiste? Nella revisione dei regolamenti della Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu). Per il governo italiano si tratta di «adeguare il quadro giuridico internazionale alle sfide poste dalla moderna migrazione irregolare». La dichiarazione citata chiede per esempio un’accortezza maggiore nel rimpatriare «i soggetti ritenuti pericolosi o accusati di gravi reati, ponendo l’accento sulla sicurezza pubblica». E, allo stesso tempo, riconosce «l’innegabile diritto sovrano degli Stati di controllare l’ingresso e il soggiorno degli stranieri, unito all’obbligo di proteggere i confini nel rispetto della Cedu». Nei fatti è un bilanciamento tra i diritti dei migranti e la sovranità degli Stati. Su questo argomento stanno battendo da mesi a Bruxelles la premier italiana Meloni e la prima ministra danese Mette Frederiksen, la strana coppia formata dalla conservatrice e dalla socialdemocratica.










