È fissata per oggi alle ore 14 la riunione straordinaria in videoconferenza del Consiglio straordinario europeo dei ministri degli Interni, convocato dopo l'emergenza di Ceuta dalla presidenza irlandese, anche in risposta alla lettera promossa da Giorgia Meloni e dalla premier danese Mette Frederiksen, sottoscritta da altri 20 stati membri sulla crisi migratoria in Spagna. Alla riunione parteciperanno anche i paesi associati a Schengen (Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera) e il Servizio europeo per l'azione esterna (Seae). Sarà presieduta dal ministro irlandese della Giustizia, degli Interni e delle Migrazioni, Jim O'Callaghan, parteciperà ovviamente anche il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, che – come scriviamo qui – ribadirà la necessità di una risposta europea, di stringere accordi, in linea con il diritto Ue con i paesi terzi per aprire quanto prima gli hub di rimpatrio per migranti. Magari con una sistema di incentivi – anche economici – ai paesi terzi, immaginando anche la riduzione dei dazi per quei paesi. L'idea è di espandere il "modello Albania". C'è già una lista preliminare degli stati che potrebbero ospitare i nuovi hub, molti dei quali in Africa. Parliamo di Ghana, Senegal, Tunisia, Libia, Mauritania, Egitto, Uganda, Uzbekistan, Armenia, Montenegro ed Etiopia. Tra i papabili, in particolare, potrebbero esserci l'Uganda – su cui Germania, Austria e Olanda hanno già manifestato interesse – e il Montenegro.Sui contenuti dell'incontro di oggi è stato fatto un punto ieri durante la riunione dei Rappresentanti Permanenti dei 27 (Coreper), in cui l'Italia – riferiscono fonti di Palazzo Chigi – ha ribadito i principali contenuti della lettera sottoscritta lo scorso venerdì da 22 capi di stato e di governo dell'Unione europea, "riaffermando la necessità di un approccio europeo al fenomeno del contrasto dei flussi migratori irregolari". Nel dettaglio, l'Italia ha evidenziato che la protezione delle frontiere esterne e il rafforzamento della dimensione esterna della politica migratoria "devono costituire i pilastri dell'azione dell'Unione, anche in considerazione del fatto che dall'integrità delle frontiere esterne dipende il corretto funzionamento dello spazio Schengen". È stata inoltre richiamata la necessità di rafforzare gli strumenti di contrasto all'immigrazione irregolare, "eliminando i fattori di attrazione e potenziando la capacità di deterrenza dell'Unione". Questioni che probabilmente saranno protagoniste anche oggi, con riferimento all'urgenza di intensificare la cooperazione con i paesi terzi e rendere più efficaci i rimpatri, anche procedendo rapidamente all'avvio di progetti pilota per l'istituzione di return hubs nei paesi terzi, ma anche adeguare il quadro giuridico internazionale alle sfide poste dalla moderna migrazione irregolare.Le ore che precedono l'incontro sono state piuttosto tese. Ieri, infatti, il ministro degli esteri spagnolo José Manuel Albares ha attaccato il governo di Roma sostenendo che sulla crisi di Ceuta "non è stato all'altezza". Per poi puntare il dito anche contro la destra spagnola per le sue posizioni "irresponsabili". Uno dei suoi esponenti di spicco, Santiago Abascal Conde (presidente del partito politico di estrema destra Vox) ha giudicato positivamente la decisione di Palazzo Chigi di sospendere Schengen dopo la crisi di Ceuta, raccogliendo i complimenti del vicepremier Matteo Salvini.Alle parole di Albares sono seguite le cifre del Viminale. Secondo cui "in Italia da gennaio di questo anno a oggi si è verificato un crollo degli sbarchi di migranti irregolari che è stato ottenuto proprio grazie alle politiche del governo Meloni". Risultati rivendicati anche dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, sottolineando che il nuovo Patto Ue su asilo e migrazione "ha una marcata impronta italiana, nel solco dell’insegnamento di Silvio Berlusconi e dei governi da lui guidati". Nonostante proprio durante quei governi si susseguirono due sanatorie (nel 2002 con la legge Bossi-Fini, e un'altra nel 2009) insieme un decreto flussi del 2006, portando alla regolarizzazione di oltre un milione di persone.