Nel giro di due giorni, la richiesta ha preso una forma definita. Il 2 agosto media italiani riportavano, citando fonti di governo, una lista preliminare di dodici Paesi papabili: Ruanda, Ghana, Senegal, Tunisia, Libia, Mauritania, Egitto, Uganda, Uzbekistan, Armenia, Montenegro ed Etiopia. Quarantotto ore dopo, il Corriere della Sera spiega che la lista si sarebbe ristretta a tre soli nomi: Ruanda, Uganda e Ghana, gli unici Paesi con cui, secondo fonti di Palazzo Chigi, i negoziati sarebbero già stati avviati concretamente, insieme a Germania e Danimarca. Il governo italiano punterebbe infatti a una gestione condivisa tra i Paesi coinvolti nel progetto.Il secondo fronte che Piantedosi porterà al tavolo riguarda il commercio. L’Italia chiede l'applicazione rigorosa del sistema "Gsp+", il regime di vantaggi daziari per i Paesi in via di sviluppo che entrerà in vigore dal primo gennaio 2027: i benefici tariffari dovrebbero essere condizionati alla collaborazione effettiva di quei Paesi nel riammettere i propri cittadini trattenuti irregolarmente nell'Unione. È lo stesso principio, applicato ai dazi invece che ai fondi, che l'Italia propone anche per gli hub, con la cooperazione sui rimpatri in cambio dei vantaggi economici.C'è poi una terza richiesta, di natura più giuridica, emersa durante la riunione preparatoria di lunedì tra i diplomatici. Il Viminale porterà all'ordine del giorno l'attuazione della "dichiarazione di Chisinau", firmata tre mesi fa da 46 Stati del Consiglio d'Europa. Il testo, come lo definisce il Corriere della Sera, punterebbe alla revisione dei regolamenti della Corte europea dei diritti dell'uomo per adeguare il quadro giuridico alle sfide poste dalla moderna migrazione irregolare, chiedendo un'attenzione maggiore nel rimpatriare "i soggetti ritenuti pericolosi o accusati di gravi reati, ponendo l'accento sulla sicurezza pubblica". Allo stesso tempo, riconoscerebbe il diritto sovrano degli Stati di controllare ingresso e soggiorno degli stranieri, insieme all'obbligo di proteggere i confini nel rispetto della Convenzione.Le strategie che verranno discusse oggi sono state messe a punto durante la riunione di lunedì degli ambasciatori Ue a Bruxelles (Coreper). Da lì, scrive il Corriere, sarebbe emerso l'obiettivo condiviso di rafforzare gli strumenti contro l'immigrazione irregolare, eliminare i fattori di attrazione e aumentare la capacità di deterrenza dell'Unione.Il pacchetto che Piantedosi porterà al vertice odierno non si limiterà agli hub esterni. Comprenderà anche il rafforzamento di Frontex e una rete di partenariati economici, ribattezzati internamente "piccoli Piani Mattei", pensati per convincere alcuni Paesi terzi a ospitare i centri in cambio di cooperazione, investimenti e vantaggi sui dazi. Nella vigilia del Consiglio è arrivata anche una lettera della presidente della Commissione Ursula von der Leyen al premier spagnolo Pedro Sánchez, in cui von der Leyen ha indicato cinque priorità per i prossimi mesi: prevenire gli arrivi irregolari attraverso la cooperazione con i Paesi terzi, rafforzare le frontiere esterne, attivare sistemi di allerta, smantellare le reti di trafficanti e intensificare i rimpatri. Alla Spagna, ha assicurato von der Leyen, non mancherà il supporto della Commissione.Sullo sfondo, il precedente a cui l'intera proposta si ispira: il protocollo tra Roma e Tirana, firmato nel novembre 2023, che ha portato all'apertura dei centri di Gjader e Shëngjin per il trattenimento dei migranti soccorsi in mare o già detenuti in Italia. Un modello tuttora sub judice davanti alla Corte di giustizia dell'Unione europea, su cui pendono due rinvii pregiudiziali relativi alla legittimità del trattenimento in territorio extraeuropeo. Se il Consiglio di oggi darà seguito alla richiesta italiana, gli stessi nodi giuridici e gli stessi dubbi sui costi che hanno accompagnato l'esperimento albanese si riproporranno, questa volta, su scala continentale.