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La ricetta italiana per affrontare la crisi migratoria continua a orientare l’Europa. Nella lettera che all’indomani dei fatti di Ceuta Giorgia Meloni ha inviato a Bruxelles sono stati coinvolti altri 21 Paesi europei. L’obiettivo è andare avanti con il percorso iniziato con l’approvazione del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo entrato in piena operatività il 12 giugno 2026.
L’iniziativa guidata da Meloni e dal primo ministro danese Mette Frederiksen è nient’altro che lo sviluppo di un sodalizio avviato tra i due Stati con la richiesta avviata a margine dell’ultimo Consiglio europeo con la quale, insieme ad altri 15 Paesi europei, si chiedeva al presidente della Commissione Ursula von der Leyen di avviare rapidamente progetti pilota concreti e replicabili.
Oggi i Paesi aderenti sono diventati 22 ed è per questo che domani, in occasione della convocazione straordinaria del Consiglio europeo, l’Italia, con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, porterà la proposta di creare nuovi hub per il rimpatrio di migranti irregolari «modello Albania», ma finanziati con fondi europei e localizzati quasi tutti in Africa.












