Abbiamo scoperto una parola nuova, e naturalmente cerchiamo subito di sfoggiarla. La parola in questione è ailurofilia, che indica l’amore per i gatti. A dire il vero, non sappiamo se possiamo davvero definirci ailurofili perché, nonostante il perdurante e immutato affetto per Gaetanagnesi, secondo alcuni il termine sembra trascendere il semplice buon rapporto umano-felino; c’è addirittura chi annovera l’ailurofilia tra le malattie, tanto riesce ad essere smodata in alcuni casi estremi. Per quel che ci riguarda, Gaetanagnesi è indubbiamente una gatta, ma non ci permetterebbe mai di considerarla come un banale oggetto di passioni, smodate o meno.

Del resto, che ce la caviamo malissimo nel collocare i rapporti con i gatti lo dimostra assai bene anche il titolo dell’articolo in cui relazioniamo sul problema che abbiamo proposto nel numero di Luglio di Le Scienze 695, che si intitola “Due gatti in un pollaio“. Non tanto perché è molto raro vedere due gatti in un pollaio (è già difficile vederci due galli, quindi figuriamoci) quanto perché, in quel problema, non c’è neanche l’ombra di gatti, galli, galline e pollai. Era tutta una metafora assai balzana per introdurvi in una situazione in cui in un solo albergo (ovvero il pollaio) si tenevano contemporaneamente due convegni (assimilati ai citati gatti), cosa che in qualche maniera creava interferenze nell’accensione delle luci delle camere, anche perché ogni gatto (pardon, convegno) era popolato da due tipi diversi di partecipanti, i Relatori e gli Ascoltatori. Siamo ragionevolmente certi che a questo punto sarete tutti gioiosamente confusi, quindi è meglio tagliar corto e provare a fare un riassunto abbastanza semplificato con dentro solo le cose matematicamente interessanti (sempre che lo siano davvero).