Fa discutere il caso dello scontrino con ’contributo volontario’ impostoRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciL’influencer che ha lanciato "l’allarme scontrino" per quel ’contributo volontario’ del 10% appioppatto nel conto, tace sul nome del locale. E - contattata – altro non intende proprio aggiungere. Il riferimento "al ristorante dentro un hotel" narrato nel video diventato viralissimo, ha scatenato di fatto la curiosità sulla struttura che ha applicato il cosiddetto service charge, il costo fisso destinato alle mance per lo staff. Che, secondo il racconto della content creator Carlotta Roncarà, è valso un’aggiunta da 50 euro sul totale, senza nessun preavviso o menzione sul menu, e trovato a sopresa tra le voci dello scontrino, al termine di una cena consumata con un gruppo di amici. Quella della mancia obbligatoria è una pratica diffusa nelle logiche americane, che evidenzia la strada imboccata da Forte dei Marmi, sempre più proiettata all’internazionalizzazione, che fa intuire come il fatto possa essere accaduto in un albergo di proprietà non italiana. Del resto non sarebbe l’unico caso: c’è chi racconta di aver pagato lo stesso "contributo volontario" (che poi di volontario pare non avere nulla) in uno storico ristorante del centro, e chi giura di aver visto in un bar nel cuore del paese un cartello sul bancone per anticipare a grandi lettere il pagamento dovuto del 10% di mancia in aggiunta alla consumazione. Circostanze comunque insolite nel paese dei ’paperoni’ dal budget illimitato dove il coperto può arrivare a 10-15 euro, la pizza fuori menù in uno dei locali più glamour si può pagare 75 euro e la pasta all’astice nello stabilimento balneare 90 euro. Addirittura in uno dei bagni passati a gestione straniera si favoleggia (od è realtà?) che lo spaghetto alle arselle venga proposto a 120 euro "con lo scopo di scoraggiare gli esterni a frequentare quella spiaggia esclusiva" giustificano i più maliziosi.