PADOVA - La siccità riempie i canali di alghe e il Genio civile è costretto ad intervenire. Con il passare dei giorni la crisi idrica in città assomiglia sempre più a quella vissuta nel 2022. Nell’estate di 4 anni fa, infatti, a causa della mancanza d’acqua, i canali che attraversano la città sono rimasti praticamente senz’acqua e si sono riempiti di alghe. Uno scenario che ora pare riproporsi. Ieri mattina si è svolto un sopralluogo tecnico al Ponte dei Cavai, in via Goito. All'incontro hanno preso parte l'assessora regionale all'ambiente, Elisa Venturini e il vicesindaco Antonio Bressa, accompagnati dai tecnici del Genio Civile, per appurare la situazione alla luce della scarsità d'acqua che si sta registrando in questi giorni.

L’esito Dall’incontro e dall’analisi della situazione, è emerso che per scongiurare criticità igieniche-sanitarie dovute alla carenza idrica (nel 2022 si è verificata una moria di pesci che ha costretto ad importanti interventi), si rende necessario intervenire urgentemente con misure per migliorare il deflusso delle acque. Per agevolare il deflusso dell'acqua che alimenta il resto dell'anello della città, è indispensabile procedere alla rimozione delle alghe e di un primo strato di sedimenti in corrispondenza del ponte dei Cavai. A seguire le alghe dovranno essere rimosse lungo tutta la rete dei canali cittadini. «Stiamo monitorando in tempo reale e con grande attenzione la situazione per adottare passo dopo passo le misure necessarie» ha commentato Venturini. Le temperature Quello che è certo è che, le alte temperature e la conseguente crisi idrica stanno diventando una vera e propria emergenza anche in città. Dall'esame dei dati di concentrazione dell'ozono, registrati dalla stazione di rilevamento della qualità dell'aria della Mandria e resi disponibili dall'Arpav, per esempio, lo scorso 31 luglio è stata superata la "soglia di informazione" di 180 microgrammi per metro cubo toccando alle 13 il picco di 199 mg/mc. I dati di ozono monitorati in tempo reale sono consultabili attraverso il sito del Comune. Le lunghe esposizioni ad elevati livelli di concentrazione di ozono possono generare irritazioni agli occhi, al naso, alla gola e all'apparato respiratorio, in particolare durante sforzi fisici. Per questo nelle ore di massima insolazione dalle 12 alle 18 – quando l’ozono raggiunge le concentrazioni più elevate – è meglio limitare la permanenza e le attività ricreative e lavorative in luoghi soleggiati chiusi o all’aria aperta. Le temperature roventi di questi giorni hanno costretto il Comune a mettere in campo una serie di provvedimenti. Le contromisure Mercoledì scorso (29 luglio) , per esempio, è stata pubblicata un’ordinanza legata alla carenza idrica che interessa anche i corsi d’acqua che attraversano la città. Il dispositivo riguarda il divieto di utilizzo dell’acqua del Fosso Bastioni, cioè della canaletta che costeggia le mura da Ponte Saracinesca a viale Codalunga-Porte Contarine. In questo tratto il normale deflusso dell’acqua è piuttosto lento e la portata è ridotta. La siccità di queste settimane ha ulteriormente diminuito i volumi d’acqua nel canale al punto che i prelievi periodici di Arpav hanno rilevato nel canale Fosso Bastioni la presenza di colibatteri fecali, ammoniaca e fosforo in quantità superiori ai limiti di sicurezza previsti. Una circostanza che rende rischioso l’utilizzo dell’acqua in questione. Lo scorso 16 luglio, invece, il sindaco Sergio Giordani ha firmato un dispositivo in cui si dispone che fino al venire meno dell’emergenza idrica regionale, non sarà possibile utilizzare l’acqua potabile erogata dall’acquedotto per: il lavaggio di cortili e piazzali; il lavaggio privato di veicoli a motore; il riempimento di piscine, fontane ornamentali e vasche da giardino, se non dotati di dispositivi per il riciclo artificiale dell’acqua e, in generale, per gli usi diversi da quello alimentare domestico e per l’igiene personale, ad eccezione degli usi nell’ambito dei servizi pubblici di igiene urbana.