Ah, il buen retiro! Un bisogno più che un’ambizione. Meglio: un sospiro. Quel "ma sai che c’è? Quasi quasi me ne ritorno a casa...", come il sogno ricorrente di mollare tutto e aprirsi un ciringuito in spiaggia. Il buen retiro, nella sua accezione politica, è invece quella pratica che – da Ciriaco De Mita in poi – consiste nel lasciare a un certo punto i palazzi più blasonati per andare a fare il sindaco della propria città di origine o, meglio ancora, del paesello di poche anime.

L’ultimo caso in ordine di tempo potrebbe essere Claudio Scajola, pluriministro nei governi Berlusconi, attuale sindaco di Imperia (ma lo era stato anche prima di andare a Roma), che dopo due mandati, pur di rimanere alla guida della Provincia potrebbe accontentarsi di fare il primo cittadino di Aurigo, comune dell’entroterra, 332 abitanti, che ha dato i natali a sua moglie Maria Teresa. Così perlomeno sostiene La Stampa, che da quelle parti sa il fatto suo. Per Scajola si tratterebbe della prosecuzione di un percorso iniziato nel 1988 proprio come sindaco di Imperia, per passare poi a deputato, ministro dell’Interno, ministro per l’Attuazione del programma, ministro dello Sviluppo economico, quindi di nuovo sindaco di Imperia e un domani, chissà, appunto, di Aurigo. C’è un piccolo impedimento, in tal caso: il sindaco Angelo Arrigo non è a scadenza di mandato. Ma anche su questo la storia dei buen retiri insegna: solo pochi mesi fa, quando è scaduto il mandato semi-eterno di Vincenzo De Luca a governatore della Campania, improvvisamente il sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli, ha sentito il bisogno di dimettersi e liberare lo scranno, cosicché il buon De Luca si è ritrovato a riconquistarlo a furor di popolo, per la sesta volta.