Sul finire della legislatura dominata da un governo “decisionista” è malinconica la riscoperta della pausa di riflessione di democristiana memoria. Anche perché ai tempi della Dc, alla pausa di riflessione faceva seguito la mediazione, il compromesso, l’essenza di una politica basata sul dialogo. Accompagnata, se non proprio dalla coerenza, almeno dalla ricerca di una certa logica nel procedere. Ciò che qui sembra considerato del tutto secondario. Per fare qualche esempio, legato agli ultimi rinvii segnati dalla pausa estiva. Un governo securitario, caratterizzatosi per le decine di reati introdotti o rinominati per garantire legge e ordine, non dovrebbe aver paura delle intercettazioni, anche di quelle autorizzate per mesi e mesi richieste dalla Superprocura nazionale antimafia. Cos’è la possibile violazione della privacy di un cittadino, a fronte dei successi da esibire nella lotta quotidiana contro i boss della malavita organizzata? E se quel cittadino è Delmastro, uno che la stessa premier ha fatto fuori dal governo nel dubbio che non fosse più in grado di assolvere al suo incarico «con dignità e onore», la pubblicità delle sue chat - intercettate - non dovrebbe essere un modo dimostrare che non si fanno eccezioni per nessuno? Ma pure sulle preferenze, discutibili o no, i motivi della difesa dovrebbero essere un tantino più seri di voci acquisite “in ambienti della Corte costituzionale” che direbbero che la legge elettorale, senza le preferenze, verrebbe dichiarata illegittima. Da quando in qua la Consulta fa trapelare i propri orientamenti su questioni che non sono ancora state sottoposte alla sua attenzione? E se non fosse così, la stessa Corte non avrebbe il dovere di precisarlo? Infine la “prenotazione” dei fondi Safe per la Difesa. Se il governo ha fin qui rifiutato di avvalersi del Mes, il sistema di finanziamento per la Sanità giudicato troppo invasivo per la sovranità nazionale, anche per quella di un governo europeista, è quanto meno strano che si sia cercato, al prezzo di un benemerito rigore nei conti pubblici, di uscire dalla procedura di infrazione europea, obiettivo purtroppo mancato per pochi decimali di calcolo. E che avrebbe consentito all’Italia di chiedere - non di chiedere e accantonare - i fondi per la Difesa divenuti oggetto di un’ennesima controversia.
Le troppe contraddizioni dell’Esecutivo
Sul finire della legislatura dominata da un governo “decisionista” è malinconica la riscoperta della pausa di riflessione di democristiana memoria. Anche perché ai tempi della Dc, alla pausa di riflessione faceva seguito la mediazione, il compromesso, l’essenza di una politica basata sul dialogo. Accompagnata, se non proprio dalla coerenza, almeno dalla ricerca di una certa logica nel procedere. Ciò che qui sembra considerato del tutto secondario. Per fare qualche esempio, legato agli ultimi rinvii segnati dalla pausa estiva. Un governo securitario, caratterizzatosi per le decine di reati introdotti o rinominati per garantire legge e ordine, non dovrebbe aver paura delle intercettazioni, anche di quelle autorizzate per mesi e mesi richieste dalla Superprocura nazionale antimafia. Cos’è la possibile violazione della privacy di un cittadino, a fronte dei successi da esibire nella lotta quotidiana contro i boss della malavita organizzata? E se quel cittadino è Delmastro, uno che la stessa premier ha fatto fuori dal governo nel dubbio che non fosse più in grado di assolvere al suo incarico «con dignità e onore», la pubblicità delle sue chat - intercettate - non dovrebbe essere un modo dimostrare che non si fanno eccezioni per nessuno? Ma pure sulle preferenze, discutibili o no, i motivi della difesa dovrebbero essere un tantino più seri di voci acquisite “in ambienti della Corte costituzionale” che direbbero che la legge elettorale, senza le preferenze, verrebbe dichiarata illegittima. Da quando in qua la Consulta fa trapelare i propri orientamenti su questioni che non sono ancora state sottoposte alla sua attenzione? E se non fosse così, la stessa Corte non avrebbe il dovere di precisarlo? Infine la “prenotazione” dei fondi Safe per la Difesa. Se il governo ha fin qui rifiutato di avvalersi del Mes, il sistema di finanziamento per la Sanità giudicato troppo invasivo per la sovranità nazionale, anche per quella di un governo europeista, è quanto meno strano che si sia cercato, al prezzo di un benemerito rigore nei conti pubblici, di uscire dalla procedura di infrazione europea, obiettivo purtroppo mancato per pochi decimali di calcolo. E che avrebbe consentito all’Italia di chiedere - non di chiedere e accantonare - i fondi per la Difesa divenuti oggetto di un’ennesima controversia.







