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«Una sottile metafora degli ultimi trent’anni di potere democristiano, fascista e mafioso, con un’aggiunta finale di cosmopolitismo tecnocratico». Nel gennaio del 1975 Pier Paolo Pasolini sintetizzò così l’ultimo libro di Leonardo Sciascia, Todo modo. Il romanzo era stato pubblicato l’anno prima e in effetti voleva essere una sorta di processo ai dirigenti della Democrazia Cristiana, il partito moderato che aveva governato l’Italia ininterrottamente fin dalla fine della Seconda guerra mondiale. Dovendo trovare un espediente narrativo per giustificare il fatto che decine di notabili democristiani fossero radunati tutti insieme in un unico posto, a Sciascia parve naturale ambientare il romanzo in un eremo siciliano trasformato in un albergo, dove in certi periodi dell’anno un prete dirigeva esercizi spirituali per politici.
Ai lettori dell’epoca quella trovata narrativa non apparì così straordinaria. E quella consuetudine, sia pure senza marcate connotazioni religiose, è sopravvissuta nella politica italiana, tanto che in questi giorni sia Matteo Salvini sia Antonio Tajani stanno programmando un ritrovo di dirigenti e parlamentari dei loro partiti, Lega e Forza Italia.







