Rita Cucchiara, Rettrice dell'Università di Modena e Reggio Emilia, sulle nuove linee guida dell'Ateneo: la sfida è rendere gli studenti consapevoli e rendere trasparente l’utilizzo.
«Vietare l’uso dell’AI nelle università è come combattere contro i mulini a vento. La sfida è usarla bene». Ne è convinta la rettrice dell’Università di Modena e Reggio Emilia (Unimore) Rita Cucchiara che ha cambiato le linee guida, in vigore proprio da oggi come l’AI Act europeo, sull’uso dell’intelligenza artificiale per i docenti, gli studenti e il personale amministrativo. AI per tutti: le linee guida sono state ben accolte? «La richiesta è venuta dagli studenti, ma abbiamo lavorato perché tutta la comunità possa usare questi nuovi strumenti, secondo regole conformi con quelle europee. Siamo tutti concordi che è necessaria una riorganizzazione dell’ateneo con l’uso di tecnologie che facilitano i compiti del personale amministrativo. Ho messo un solo vincolo, che non si potesse mettere nessun documento non ufficiale dentro sistemi non acquistati dall’Ateneo: abbiamo fatto un accordo con Google e Open AI, sappiamo che i dati restano nei nostri server». E gli studenti che cosa potranno fare?«E’ inutile proibire strumenti che già usano, la sfida è renderli consapevoli e rendere trasparente l’utilizzo, che deve essere coordinato dai docenti. Potranno dunque fare tesi ed elaborati scientifici e esami anche con ausilio AI, se il docente del singolo corso lo prevede. E’ lo stesso modello che era stato introdotto ai tempi della calcolatrice o del web: ci sono corsi in cui devi imparare a fare i calcoli e non devi usare strumenti e altri in cui sono fondamentali per fare progetti più complessi». Questo per le lauree scientifiche. Anche per quelle umanistiche l’AI è così utile? «Come dice Alberto Melloni, docente di storia del Cristianesimo, l’AI aiuta a fare cose che erano impossibili».I docenti la usano?«Da settembre faremo corsi per tutti di AI literacy. L’importante è sapere che chi usa questi strumenti per svolgere dei compiti, è e resta il responsabile del risultato».Come si evita che esami e tesi siano copiati? «Esiste un rischio di impoverimento cognitivo. Del resto se io trovo la traduzione di latino sul web, poi è più facile capire il significato. Ci vuole certa maturità per un uso consapevole, e il docente deve indicare quando e dove usare questi strumenti. In un esame di coding dei primi anni di corso, lo studente deve imparare a programmare, e dunque non può delegare all’AI, ma quando svolge compiti difficili e progetti complessi, l’AI è fondamentale ed è più importante saper spiegare il perché delle scelte fatte. Poi questi strumenti possono essere usati per la verifica e la preparazione, per fare riassunti: abbiamo comprato 32 mila licenze di Google (che ha i server europei), di Gemini-edu e notebook che serve per fare podcast e riassunti anche vocali di documenti e articoli da ascoltare. Io per esempio lo uso per ascoltare dei documenti quando sono in auto». E il rischio di plagio? «Proibire è inutile, gli strumenti di controllo non sono sofisticati come quelli di generazione. Meglio che studente dichiari se ha usato l’AI ha e le fonti». In futuro lei vede corsi di AI nei curriculum universitari?«Assolutamente sì, anche corsi di etica dell’AI, per tutte le discipline».








