di
Gennaro Scala
Il presidente della Fifa sotto assedio dopo il caso del progetto sui Mondiali «privatitizzati». Dopo il muro delle Federazioni europee spuntano i nomi dei possibili successori
Gianni Infantino è un uomo solo al comando della Fifa. E con il terreno che frana sotto i piedi. Costretto a cercare sponde politiche persino alla Casa Bianca per salvare la propria poltrona. La clamorosa indiscrezione, rimbalzata da New York e Londra, fotografa la crisi senza precedenti che sta scuotendo i vertici del calcio mondiale dopo il catastrofico naufragio del progetto «Fifa Forward Enterprise», il piano che prevedeva la cessione del 20% delle quote commerciali dei Mondiali (per nazionali e per club) al fondo privato Thrive Capital di Joshua Kushner, cognato di Jared Kushner e dunque legato alla famiglia Trump.
Secondo il New York Post e la Bbc, l'italo-svizzero avrebbe cercato disperatamente un contatto con l'amministrazione statunitense, programmando una video-call con il Segretario di Stato americano, Marco Rubio. L'obiettivo ufficiale del colloquio era discutere del calcio come «soft power» per gli Stati Uniti, ma fonti vicine alla vicenda rivelano la reale motivazione: «Riguarda esclusivamente la tutela del suo incarico e nient'altro». Infantino starebbe cercando alleati di peso pronti a sostenerlo pubblicamente in vista delle imminenti elezioni di marzo.










