Il Mondiale privatizzato non c'e' più, la crisi invece resta. Dopo l'annuncio di Gianni Infantino che la sua Fifa ritirava il progetto per una societa' controllata aperta ai capitali privati e nella quale confluivano i diritti commerciali della Coppa del mondo, che la battaglia non fosse finita l'aveva confermato la posizione della Uefa, principale oppositrice del governo Infantino, almeno in questa fase. Ora, dall'Inghilterra - uno dei Paesi piu' attivi nel mettere in discussione la leadership del presidente italo-svizzero - arriva l'indiscrezione che alcuni membri dell'Esecutivo, l'organo di governo a 28 della Fifa, avrebbero chiesto una riunione urgente per discutere leadership e governance.
Al di là di proteste e mugugni, la posizione del n.1 Fifa era solidissima fino a ridosso del Mondiale, e non solo perche' la precedente rielezione era avvenuta per acclamazione. Ma dalla vicinanza all'amministrazione Trump al caso Balogun, passando per il legame con i private equity Usa (a firma Kushner jr.), i rivali di Infantino (Ceferin in testa) hanno cominciato a prendere sul serio l'ipotesi che fosse ora di cambiare il vertice. Anche a dispetto della difficolta' di trovare un candidato alternativo e della forza elettorale del presidente in carica, ben radicato in tante federazioni (africane, ma anche asiatiche) con la sua politica di sostegno ai piu' 'poveri'.











