Si dice che i Romani, avidi di nuove province e di risorse agricole, avessero preferito girare al largo dalla Barbagia: gente spigolosa, non assoggettabile, e un territorio tutt’altro che appetibile per i conquistatori.
Da qui l’assimilazione sprezzante ai “barbari”, i non civilizzati, che è meglio lasciare in pace tra i loro monti.
I barbaricini – difficilmente si incontra un etimo dall’origine più trasparente – oggi ne sorridono.
Perché di questa storia certo non gli dispiace la parte che racconta di una fierezza indomita, ma se la si traduce come forma di ostile diffidenza al resto del mondo inarcano il sopracciglio, sobri nei gesti e nelle emozioni ma fermi nella consapevolezza di sé.
Perché è raro entrare in una comunità – con rispetto, s’intende – e sentirsene presto avvolti, non ospiti ma in breve già parte di un villaggio e delle sue relazioni, come accade in Barbagia.








