The Italian Sea Group azzera l’utile di 33,9 milioni del 2024 e va sotto di -170,9 milioni. E’ quanto ratifica il bilancio consolidato 2025 approvato dal Cda. Gli altri dati: i ricavi totali a 295,1 milioni, -27%, l’Ebitda a -99,2 milioni, in contrazione rispetto ai 70,3 milioni del 2024 con un Ebitda Margin negativo rispetto al 17,4% sempre del 2024; Ebit a -141,2 milioni (57,7 milioni nell’esercizio precedente). La posizione finanziaria netta pari a -129,6 milioni, rispetto ai -12,5 milioni al 31 dicembre 2024.

I conti La contrazione dei ricavi è giustificata con “gli effetti negativi della ricostruzione delle irregolarità contabili emerse a partire dal mese di febbraio e reso noto al mercato”, si legge nella nota aziendale. Il Ceo dimissionario Giovanni Costantino ha motivato la crisi del cantiere proprio sul comportamento illecito di alcuni manager, contro i quali ha agito per vie legali, che avrebbero portato avanti – queste le sue parole – una gestione parallela e a sua insaputa. Il valore complessivo del portafoglio ordini (Order Book) – ossia il valore lordo dei contratti in essere relativi a yacht nuovi non ancora consegnati alla clientela – al 31 dicembre 2025 è pari a 1,03 miliardi rispetto ai 1,24 miliardi di fine 2024. Il valore complessivo dei contratti in essere relativi a yacht non ancora consegnati alla clientela, al netto dei ricavi già iscritti nel conto economico (Net Backlog) al 31 dicembre 2025, è pari a 349,5 milioni rispetto ai 433,4 milioni di fine 2024. Sull’Ebitda, si legge ancora che “tutti i costi diretti legati alla produzione delle imbarcazioni e del refit, per materie prime, lavorazioni, consulenze tecniche, del personale e altro sono pari a 393 milioni in aumento di 59 milioni rispetto all’esercizio precedente, nonostante il calo dei ricavi e le poche acquisizioni di nuove commesse nell’esercizio. L’Ebitda risulta impattato dagli extra costi spesi nell’ambito delle lavorazioni delle commesse in progress, in parte riconducibili ad inefficienze operative e in parte a comportamenti impropri da parte dei manager usciti dall’azienda”. Il futuro L’incertezza rimane. “Alla data odierna il piano economico-finanziario e l’individuazione dello strumento di regolazione della crisi ritenuto più idoneo è ancora in corso di sviluppo e non è pertanto possibile formulare valutazioni definitive in merito ai suoi contenuti, ai tempi della sua attuazione e alla relativa capacità di conseguire gli obiettivi perseguiti”. Detto questo, il Cda rimanda all’assemblea straordinaria degli azionisti (convocata per il 30 settembre) un aumento di capitale di 140 milioni “mediante emissione di azioni ordinarie prive dell'indicazione del valore nominale, aventi le medesime caratteristiche di quelle in circolazione. La delega comprende la facoltà di deliberare l'aumento di capitale con offerta in opzione agli azionisti, anche mediante conferimenti in natura, ivi inclusa la conversione in capitale di crediti verso la società”. E ancora, si parla anche di ricorrere “a strumenti finanziari partecipativi non costituenti capitale sociale, per un controvalore massimo di 150 milioni, a fronte di apporti in denaro, in natura o di crediti, anche nell'ambito di accordi con i creditori”.