Sembra quasi un disturbo nervoso, un’ossessione. In musica l’invadenza dei numeri ha assunto forme esasperate, come se fossero l’unico possibile criterio di giudizio. Non è una novità, ma la tendenza cresce, e sta inquinando l’intera comunicazione. Riguarda tutti, bravi o no che siano, giganti ed esordienti, big e giovani. Neanche il tempo di assaporare l’enormità del tanto conclamato concerto a Tor Vergata, ed è subito partita la campagna per i concerti del tour di Ultimo nel prossimo anno: neanche a dirlo sono stati venduti 300mila biglietti in soli 30 minuti, da notare la simmetria delle cifre e la sottolineatura del timing, perché anche il tempo, i secondi, i minuti, sono determinanti in questa gara senza fine. Vasco, appena ultimato il tour, aveva già pronta la campagna dei 500mila, distribuiti nelle dieci date del giubileo romano. Di più, sempre di più, non si può scendere, si danno i numeri solo per superarli. I comunicati stampa sono in overdose. Qualche esempio sparso. Per segnalare il ritorno di Capo Plaza è importante ricordare che ha avuto 81 certificazioni di platino e 42 d’oro. Più di Anna che sta sbancando, come ci spiega il comunicato stampa. La prima «artista femminile» di quest’anno a conquistare la n.1 nella chart degli album, la più giovane a conquistare la prima posizione al debutto nella chart coi suoi primi due album: pur di stabilire primati si è disposti a qualsiasi cavillo analitico. Ma Anna ha ricevuto solo 45 dischi di platino e 12 d’oro. Si intravede già una classifica, nella quale Fred De Palma è un poco sotto, con 31 di platino e 9 d’oro: ma attenzione, ne ha avuti 5 di platino in Spagna e comunque ha 4 milioni di ascoltatori mensili su Spotify. Provate un po’ di nausea? Comprensibile, ma la febbre dei numeri non risparmia niente e nessuno. Anche gli eventi vengono misurati a peso. Il concerto Radio Italia Live, scopriamo, ha coinvolto 15 milioni di italiani, e fin qui ci siamo, ma veniamo anche a sapere che ha generato 91,4 milioni di “impression” sui social. Impressionante. Il temine “sold out” è diventato un intercalare. Ci sono comunicati che sfiorano l’involontaria comicità e non mostrano alcuna ansia da ripetizione: l’importante è scrivere sold out ovunque. Perfino uno come Claudio Baglioni, che non dovrebbe avere bisogno di dimostrare niente a nessuno, deve seguire l’obbligatorio lessico del tempo. Appena annunciata, la seconda data romana del 25 ottobre, è andata sold out, e nessuno ne avrebbe dubitato, ma è andata sold out in modo “fulmineo”. Ci vorrebbe Renzo Arbore, che una volta, per reagire all’ossessione degli indici d’ascolto inventò un programma intitolato “Meno siamo meglio stiamo”. Appunto.