Pubblico all'Ippodromo La Maura di Milano – ph Sergione Infuso:Corbis via Getty Images

Stiamo vivendo l’epoca del gigantismo musicale in Italia: tutto è più grande, più popolare, più bello, più ascoltato, più visto, più veloce, più ricco, più partecipato… Succede anche nel cinema, con i record d'incassi, o nell'editoria, con milioni di copie vendute e tradotte in tutto il mondo. Non c’è molta differenza. Un gigantismo che ormai è diventato culturale e strutturale. Non c’è notizia che non sottolinei un record o un traguardo mai raggiunto prima. Siamo avvolti dalla "cultura della grandiosità" che viene elevata all’ennesima potenza sui social, condivisione dopo condivisione. Eppure il pubblico, sold out dopo sold out, malgrado disagi ed esperienze horror, continua ad affollarli. La narrazione dell’eccezionalità è ciò che ci ha fatto diventare "schiavi" di eventi mastodontici a cui non possiamo dire di no ed è impossibile mancare.

La narrazione dell’eccezionalità Se il pubblico partecipa ai grandi concerti, anche in condizioni organizzative tutt’altro che piacevoli, uno dei motivi centrali di questo fenomeno è la comunicazione che viene fatta a monte. Ogni concerto diventa "storico", "unico", "indimenticabile" e avanti con qualsiasi altro aggettivo. L’attesa cresce spasmodica mentre il marketing della scarsità (scarcity marketing) mette fretta e crea ansia per accaparrarsi un biglietto prima del tutto esaurito, magari con un anno di anticipo. Non per una reunion che attendi da 15 anni o per qualcuno che potresti non rivedere più, ma per l’ennesimo tour dell’artista italiano che ogni due anni, sistematicamente, torna a batter cassa essendo (giustamente) i live la principale fonte di guadagno. Una volta il concerto celebrava un disco, oggi il disco (o i singoli) serve a tenere vivo il tour. Oramai la comunicazione non si occupa più solamente di comunicare: vende, esalta, crea l’evento stesso e l’aspettativa per qualcosa di imperdibile. E in un’economia dell’attenzione sempre più competitiva, urlare e sbraitare qualcosa di colossale è uno dei modi per farsi notare. Media e social amplificano quello che risalta maggiormente. Più è grande e più è spettacolare, e di conseguenza sarà più raccontato e diffuso, e quindi con più opportunità di catturare l’attenzione. Per molti artisti il gigantismo è diventato quasi una necessità comunicativa prima ancora che artistica. Anche a costo, in alcuni casi, di svendere i biglietti per dare una parvenza di partecipazione. Se non fai concerti a San Siro non conti nulla? Fortunatamente non è così ma è quello che si vuol far passare. Se non arrivi primo in classifica non sei nessuno: anche in questo caso, per fortuna, non è una legge scritta. Bob Dylan ha raggiunto per la prima volta la testa della classifica negli Usa con "Murder Most Foul" nel 2020. Un caso estremo, certo, ma anche simbolico. Fan di Ultimo durante il concerto a Tor Vergata – Roberto Panucci:Getty Images