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Da un paio d’anni, quando espongono le proprie strategie per la crescita futura agli azionisti o danno interviste alla stampa specialistica, i manager delle aziende discografiche ripetono spesso una cosa: non basta cercare un pubblico sempre più ampio per i propri artisti. Bisogna, invece, trovare nuovi modi di identificare i “superfan”, quella piccola percentuale di appassionati irriducibili che sono disposti a spendere molti più soldi della media per sostenere gli artisti che amano, e di monetizzare la loro passione.
In parte è una cosa che si è sempre fatta: le edizioni limitate di dischi e vinili esistono da decenni, così come i musicisti che ringraziano i propri fan dal palco dicendo che senza di loro non ce l’avrebbero mai fatta. Ora, però, le aziende discografiche stanno cercando un modo sistematico di individuare questi superfan e di raccogliere dati di consumo più precisi, in modo da massimizzare quanto possibile i ricavi.
L’idea nel settore si è diffusa particolarmente dal 2023, quando l’istituto finanziario Goldman Sachs pubblicò un report secondo cui soltanto i superfan avrebbero il potenziale di far guadagnare oltre 4 miliardi di dollari in più al settore musicale entro il 2030, a patto che le aziende riescano a trovare il modo giusto di intercettare i loro desideri. Nel suo più recente report anche la Federazione Industria Musicale Italiana ha sottolineato che i superfan rappresentano il 20 per cento degli ascoltatori musicali ma spendono il 105 per cento in più per l’acquisto di musica fisica e il 66 per cento in più per la musica dal vivo rispetto alla media dei consumatori.








