«C’è troppa musica in giro, troppa, è per questo che le vendite dei dischi crollano, non per colpa della pirateria o dei costi». E ancora: «Ormai si propongono tutti, la scena è satura e, diciamola tutta, la qualità media non è un granché. Rispetto al passato i giovani di oggi sono sommersi di offerta, dai negozi, dalla tivù, anche da Internet, ma la buona musica resta centellinata. Perché la vera impresa è quella di saper comunicare, far sognare, e questo lo fa solo la canzone vera». Parole sante, che oltretutto sembrano attualissime, un quadro implacabile della condizione attuale, e invece sono di molti anni fa. Le disse Lucio Dalla in una intervista concessa a Ferruccio Gattuso per il Giornale nel 2002. Ventiquattro anni fa, niente di meno. E se era vero allora, oggi la saturazione delle uscite musicali ha raggiunto dimensioni assurde, ai limiti del grottesco. Ogni settimana escono decine e decine di canzoni, spesso legate a nomi emergenti o del tutto nuovi. E ci vuole poco a capire che nessun mercato potrebbe recepire tante cose nuove. Proviamo a fare solo un piccolo elenco dei pezzi usciti in questi giorni. Ci sono Ultimo, Morandi insieme ad Alessandra Amoroso, Madame, Anna, Fabri Fibra coi Pinguini Tattici Nucleari, Tommaso Paradiso, Francesco Renga e Giusy Ferreri e già potremmo pensare che di roba ne è uscita un bel po’. Ma questo non è nulla. I problemi cominciano quando ai nomi di peso aggiungiamo nomi nuovi, nuovissimi, emergenti, o comunque artisti che avrebbero bisogno di attenzione e sostegno. È uscito un nuovo singolo della bravissima Anna Castiglia, poi ci sono Carla Hero, Neima Ezza, Sano, Tutti Fenomeni, Anna e Vulkan, Cara, Shade e Jaro, Fenoaltea. Ma non basta. Dobbiamo aggiungere Praci, Piazzabologna, Beatrice Quinta, Lubi, Dipinto e Fresh Beatz, Vybes, Janaky e Miastù. Non è uno scherzo, è una lista che, a chi ha poca familiarità con la scena contemporanea, può sembrare assurda. Ma è vera, verissima, e anzi è solo una parte delle uscite del momento. Non c’è bisogno di essere un esperto di cifre e movimenti commerciali per capire che tutto ciò è assurdo, anche perché non è un episodio isolato, succede puntualmente ogni settimana, condannando in automatico molti di questi artisti, magari meritevoli, a non essere neanche notati, a essere confusi in questa bulimia discografica. Il motivo è semplice. Alle nuove forme di sviluppo mercantile conviene far uscire più cose possibile, tanto qualcosa funziona sempre. Il fatto è che conviene al sistema, ma non conviene agli artisti. Non conviene a quelli che hanno già successo perché la saturazione non fa bene neanche a loro, ed è devastante per chi sta crescendo o debutta.