Dettare mode, riempire pagine dei giornali, far parlare di sé, distruggere hotel? Il leggendario critico musicale David Hepworth racconta la caduta delle rockstar e la realtà attuale fatta di “musicisti indie piagnoni che non reggo”
di Laura Piccinini
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“Non provate a trasmettere le vostre scelte musicali a figli, nipoti, minori di 18, GenZ. Per dirla con i Pink Floyd: Leave Them Kids Alone”. Chi parla è una leggenda del giornalismo musicale inglese come David Hepworth, conduttore tv scuola Bbc e autore di scritti epocali tipo l’ultimo Uncommon people. Ascesa e caduta delle rockstar (in libreria dal 27 marzo per Nottetempo). “Lasciateli soli e liberi, smettete di provare a influenzarli, per l’amor del cielo, è snervante, gli rovinate il divertimento. Odio quelli che “sono così felice che mia figlia ascolti cose che ascolto io”. Nessuno mi ha mai detto cosa dovevo ascoltare, dopo l’età della ninna nanna”. Con senso dell’umorismo un po’ contrarian, Hepworth nel suo libro parla di bruttezza maschile al di là di ogni senso del body-shaming, processi ai peni (di Jim Morrison però), hotel distrutti dalle rockstar quando non andavano nei villoni del collega straricco di turno. E di rap, talent show, “musicisti indie piagnoni che non reggo, lo ammetto ho un pregiudizio”. Ha il labbro arricciato che non sai mai se sta per ridere, e dietro di lui nessuna chitarra in esposizione in casa: “Per carità, sono negato”.






