La pirateria audiovisiva è in calo ma il conto resta salato: 2,3 miliardi di euro di fatturato sottratti al sistema Paese, 902 milioni di Pil volatilizzati, 408 milioni di entrate fiscali mancate e circa 11.100 posti di lavoro persi o mai nati. È il quadro che emerge dall'indagine della Federazione per la Tutela delle Industrie dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali (Fapav) e Ipsos Doxa presentata a Roma agli Stati generali della lotta alla pirateria. Ci sono buoni segnali dai più giovani, il settore dello sport resta il più colpito. "Per il futuro le parole chiave a cui ispirarsi sono cooperazione, tecnologia, sicurezza", ha affermato il presidente Fapav, Federico Bagnoli Rossi. Dalla ricerca emerge che nel 2025 il 37% della popolazione italiana ha compiuto almeno un atto di pirateria, pari a circa 20 milioni di persone. La quota scende del 4% rispetto al 2024 e del 7% rispetto al 2023: in pratica in due anni oltre un milione di persone ha smesso di piratare.

Il segnale più incoraggiante arriva dai giovani: nei ragazzi fra 10 e 14 anni l'incidenza si ferma al 37% "il minimo storico", era il 40% nel 2024 e il 45% nel 2023. I contenuti più colpiti restano i film (28%), seguono serie e fiction al 23%, programmi tv al 19% e sport live al 14%. Se per film e serie-fiction il danno economico diretto scende a 450 milioni, per lo sport live si contano 13 milioni di fruizioni perse, l'8% in più in un anno e il 14% in più sul 2023; il danno economico arriva a 419 milioni, +47% in due anni. E il cosiddetto 'pezzotto' è in calo ma ancora usato dal 22%, con gli abbonati attivi a oltre tre milioni.