La pirateria nel settore audiovisivo non solo porta danni economici e culturali, ma mette a rischio anche la sicurezza informatica degli utenti.

In un triennio è cresciuto del 14,5% l'impatto economico relativo delle minacce cyber legate alla fruizione di contenuti illegali in rete, con un danno economico pro capite medio di 1.204 euro. E si stima che entro il 2030 la pirateria porterà a una perdita di oltre 34mila posti di lavoro. Sono i dati che emergono dalla ricerca 'Il prezzo nascosto della pirateria' realizzata dall'Istituto per la Competitività I-Com e presentato alla Camera dei Deputati.

"È un fenomeno allarmante, le piattaforme illegali sono uno dei principali veicoli di diffusione di malware, phishing e sottrazione dei dati personali poi rivenduti sul dark web - ha spiegato Stefano da Empoli, presidente di I-Com -. È quindi fondamentale aumentare la consapevolezza sui pericoli della pirateria in particolare tra i giovani, i più penalizzati dalla perdita di posti di lavoro". "Il prezzo di un prodotto illegale siamo noi - ha sottolineato Ivano Gabrielli, direttore del servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni -. Pensiamo di accedere a dei contenuti, ma chi sta dall'altra parte cerca solo di capire come entrare nella nostra identità digitale. Bisogna stare alla larga dalla pirateria, c'è chi ingegnerizza le tecniche per renderci vittime di reati informatici".