La pirateria audiovisiva non è più solo il film visto senza pagare o la partita scovata su una piattaforma illegale. È diventata una trappola digitale che si apre con un click e si richiude, spesso, sul portafoglio, sui dati personali e perfino sulla rete domestica degli utenti. È questo il cuore del messaggio contenuto nella ricerca I-Com “Il prezzo nascosto della pirateria”, presentato alla Camera dal presidente I-Com Stefano da Empoli alla presenza di Ylenja Lucaselli, membro della Commissione Bilancio della Camera; Alberto Barachini, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Informazione e all’Editoria; Massimiliano Capitanio, commissario Agcom e Ivano Gabrielli, direttore del servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni. In un flash: dietro lo streaming illegale non c’è solo una violazione del diritto d’autore, ma un ecosistema opaco dove proliferano phishing, malware, furti di identità e truffe economiche.

I numeri danno la misura del fenomeno. Secondo lo studio, in Italia chi utilizza servizi pirata e finisce vittima di furti di dati personali o frodi digitali subisce una perdita economica media di circa 1.200 euro. Per la fascia tra i 45 e i 64 anni il danno supera i 1.500 euro pro capite. Complessivamente il conto è salito da 1,24 miliardi nel 2022 a 1,32 miliardi nel 2023, fino a oltrepassare quota 1,42 miliardi nel 2024: un balzo del 14,5% in tre anni. E non si tratta di una platea marginale, visto che la pirateria, secondo i dati Fapav-Ipsos richiamati nello studio, riguarda circa il 40% della popolazione adulta italiana.