Una volta era roba da smanettoni di Torrent, adolescenti in cerca dell’ultimo blockbuster in una notte insonne davanti al modem. Oggi la pirateria è diventata un’abitudine silenziosa, capillare, a volte quasi “borghese”, praticata da quasi quattro italiani adulti su dieci. Non è più solo il ragazzo con il Pc potenziato: è anche il padre di famiglia che guarda la partita sul pezzotto, il pendolare che si scarica l’ultima serie direttamente da Telegram. È un’Italia che conosce perfettamente la legge, ma la ignora senza troppi sensi di colpa.

Lo dice con chiarezza l’ultimo rapporto Fapav-Ipsos, presentato agli Stati Generali della lotta alla pirateria alla Scuola di Perfezionamento per le Forze di Polizia di Roma: nel 2024, il 38% degli italiani ha usufruito illegalmente di contenuti audiovisivi. Sono circa 295 milioni di atti di pirateria. Numeri da capogiro che ridisegnano il confine sottile tra cultura accessibile e furto sistematico.

Il costo dell’illegalità

Se si volesse quantificare la ferita economica al sistema Paese, la cifra è da shock: 2,2 miliardi di euro di fatturato evaporato, con una perdita stimata di 904 milioni di euro di Pil e oltre 12mila posti di lavoro andati in fumo. Cifre che fanno girare la testa, ma che rischiano di rimanere invisibili a chi, dal divano di casa, clicca su un link illegale senza avvertire il peso della propria scelta. «I numeri di Ipsos mostrano come la pirateria sia ancora oggi praticata da una fetta importante di popolazione, caratterizzata da individui consapevoli ma incuranti dei danni diretti e indiretti che si provocano», osserva Federico Bagnoli Rossi, presidente di Fapav.