Guardare, a costi irrisori, serie tv, partite e film: il cosiddetto "pezzotto" per anni è stato un affare per molte piattaforme Iptv illegali, e anche per milioni di utenti che hanno pensato di aggirare le cifre onerose degli abbonamenti proposti dai canali a pagamento detentori dei diritti. Ma da Napoli arriva un segnalo chiaro sull’anti-economicità del business. Soprattutto per i consumatori.

Nei giorni scorsi il giudice per le indagini preliminari Leda Rossetti del Tribunale partenopeo ha condannato, all’esito del processo definitosi con rito abbreviato, responsabili e aiutanti della piattaforma Iptv illegale “Italia Tv”, che aveva sede nell’hinterland a nord di Napoli e che, al momento dell’inchiesta, aveva raggiunto il 40% dello share del mercato illegale italiano nel settore Iptv. Contestualmente sono partite le notifiche delle sanzioni amministrative ai circa 6mila utenti che - grazie alle tracce digitali - sono stati identificati.

Per il gestore del business il verdetto è stato severo: Cristian Fidato ha rimediato 4 anni e 4 mesi di reclusione, pena scontata di un terzo come previsto dal rito abbreviato, e una multa di 22mila euro; Anatoliy Perrotta, indicato come collaboratore, ha rimediato un anno e quattro mesi, pena sospesa; un terzo imputato ha patteggiato la pena a un anno. Fidato, hanno concluso gli inquirenti, aveva messo in piedi una piattaforma divenuta punto di riferimento per milioni di utenti anche grazie alla sua offerta, che comprendeva i palinsesti completi e i contenuti on demand di Dazn, Sky, Amazon Prime Video e altri servizi di streaming, trasmessi senza autorizzazione attraverso il web e i social.