Roma, 3 ago. (askanews) – La grande spinta sull’intelligenza artificiale della Cina non è gratuita né in termini economici né in termini sociali. Qiushi, la rivista ideologica del Partito comunista cinese, in un commento economico ha preso atto non solo che questo sfrenato sviluppo tecnologico sta producendo un’economia diseguale e una discrasia tra i dati macroeconomici e l’esperienza quotidiana della popolazione che dà la percezione di un’economia a due velocità.

Il prodotto interno lordo è il “termometro” dell’economia, mentre l’esperienza delle famiglie e delle imprese rappresenta la sua “temperatura percepita”, sostiene il periodico. Entrambe le misurazioni sono reali. Dietro la metafora meteorologica si trova un’ammissione non secondaria: l’espansione dei settori tecnologici non sta producendo automaticamente un miglioramento altrettanto rapido dei redditi, dell’occupazione e delle prospettive delle imprese tradizionali.

La Cina non è in recessione, anche se la sua corsa è ormai rallentata rispetto agli anni della crescita in doppia cifra. Nel primo semestre il Pil è aumentato del 4,7 per cento, un risultato compatibile con l’obiettivo governativo di una crescita annuale compresa tra il 4,5 e il 5 per cento. Ma trend del Pil indica che la ripresa sta perdendo velocità proprio mentre si accentua la distanza tra i settori che beneficiano della trasformazione tecnologica e quelli ancora legati ai vecchi motori dello sviluppo.