In Cina il rapporto tra lavoro e intelligenza artificiale entra nelle aule dei tribunali. Mentre il mercato occupazionale a maggio ha segnato il livello più basso degli ultimi undici mesi secondo il National Bureau of Statistics, con la disoccupazione dei giovani tra i 16 e i 24 anni, esclusi gli studenti universitari, scesa al 15,6%, le corti cinesi stanno chiarendo alle aziende che l’AI non può trasformarsi in una scorciatoia per licenziare o ridurre salari e mansioni. Anche il calo della disoccupazione nelle fasce 25-29 anni, al 7,2%, e 30-59 anni, al 4,1%, non attenua la sfida aperta dall’AI nel mercato cinese: conciliare produttività, corsa all’innovazione e tutela dell’occupazione.Il caso di Zhou, dipendente di una fintech sostituito dall’AI e risarcito dopo il licenziamento, è indicativo per capire la situazione. La quale va inquadrata nel contesto economico e culturale del Paese: “In Cina l’atteggiamento verso l’intelligenza artificiale è molto ambivalente – spiega Paolo Cacciato, sinologo e nippologo, docente di International business strategy all’Università LUM e visiting professor alla LUISS Business School, membro della direzione scientifica di Asian Studies Group -. Da un lato c’è grande entusiasmo perché l’AI viene percepita come uno strumento di modernizzazione, crescita economica e competitività internazionale: il tema dell’innovazione tecnologica è fortemente legato all’idea di progresso nazionale”.Tuttavia, dall’altro lato, “soprattutto tra i lavoratori dei settori più esposti all’automazione, esiste una preoccupazione concreta per la trasformazione del mercato del lavoro e per il rischio che alcune mansioni vengano sostituite. La paura non è tanto che l’AI ruberà tutto il lavoro, quanto che chi non riuscirà ad adattarsi rischia di rimanere indietro”.Indice degli argomenti
Lavoratori sostituiti dall’AI, cosa insegna la Cina alle imprese - Agenda Digitale
Le sentenze cinesi sui lavoratori sostituiti dall’intelligenza artificiale indicano la posa di un limite a tutela dei dipendenti che rischiano il posto. Il caso Zhou e i precedenti mostrano il difficile equilibrio tra innovazione, occupazione e stabilità sociale e l'obiettivo: puntare al reskilling, non alla sostituzione






