Alla fine di aprile un tribunale cinese ha dichiarato illegale il licenziamento di un dipendente di un’azienda tecnologica che aveva rifiutato un demansionamento e un taglio dello stipendio quando una parte del suo lavoro era stata automatizzata grazie all’intelligenza artificiale (ia).

“I motivi addotti dall’azienda per il licenziamento non rientravano in circostanze negative quali il ridimensionamento aziendale o le difficoltà operative, né soddisfacevano il requisito giuridico che rendesse ‘impossibile il proseguimento del contratto di lavoro’”, ha dichiarato il tribunale, che in una nota separata ha aggiunto: “Le aziende non possono licenziare unilateralmente gli impiegati o tagliare gli stipendi a causa del progresso tecnologico”.

La sentenza fa eco a una dichiarazione dell’ufficio municipale di Pechino per le risorse umane e la sicurezza sociale, che lo scorso dicembre aveva stabilito che la sostituzione di una funzione lavorativa con l’ia non è una ragione legalmente valida per terminare un contratto di lavoro.

Il caso, scriveva ad aprile la newsletter ChinaTalk, “riguarda un’azienda tecnologica che ha soppresso la posizione di un dipendente a causa dell’intelligenza artificiale, definendo l’automazione ‘un cambiamento sostanziale delle circostanze oggettive rispetto a quelle esistenti al momento della stipula del contratto di lavoro’. Ciononostante, il tribunale ha giudicato il licenziamento illegittimo, sottolineando che un ‘cambiamento sostanziale’ dev’essere imprevedibile e causato da eventi di forza maggiore, quali calamità naturali e cambiamenti politici. Al contrario, l’adozione dell’intelligenza artificiale da parte dell’azienda era una decisione volontaria. Di conseguenza, l’azienda è stata condannata a pagare 791.815 renmimbi (113.956 dollari) a titolo di risarcimento”.