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Il cosiddetto Superbonus 110% è ormai quasi esaurito. Introdotto nel 2020, è stato da subito molto discusso da politici e analisti, criticato per i costi altissimi e lo scarso contributo alla crescita, per la sua iniquità e per aver contribuito all’aumento dei prezzi. Chi lo difende ne sottolinea il valore nel sostenere l’economia dopo la crisi causata dal Covid. Per capire meglio com’è andata, sono utili i dati raccolti e pubblicati pochi giorni fa da ENEA, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile. Mostrano quanti soldi abbiamo speso, come e dove, e con quali risultati.
Il Superbonus 110% è un’agevolazione fiscale che rimborsa in modo molto generoso – il 110 per cento, per l’appunto – i costi dei lavori edilizi per aumentare l’efficienza energetica degli edifici. Negli anni è stata ridimensionata più volte: nel 2026 ne possono usufruire solo alcuni territori colpiti dai terremoti del 2009 e del 2016. Ma è rimasta molto larga e accessibile fino a relativamente poco tempo fa, molto dopo la fine dell’emergenza causata dalla pandemia, sostenuta innanzitutto dal Movimento 5 Stelle ma anche da ampie parti del Partito Democratico e del centrosinistra, e che ha incontrato a volte favore e indulgenza anche dentro Forza Italia e la Lega.






