I familiari di Abderrahim Fakir, la nipote Yossra e la sorella Khadjia, partecipano al corteo partito da Palazzo D'Accursio per raggiungere la stazione di Bologna, nel 46° anniversario della strage del 2 agosto (Ansa)
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C’erano i parenti di Abderrahim Fakir ad aprire il corteo che ha celebrato la 46esima commemorazione della strage di Bologna.
E non di quello alternativo, organizzato, sempre ieri, da Potere al Popolo per dire «no allo scudo penale», bensì di quello ufficiale, dove la nipote e la sorella del 42enne marocchino morto lo scorso 19 luglio nel rione Pilastro, sono state posizionate proprio tra le autorità, appena un passo dietro al sindaco di Bologna Matteo Lepore, alla vicesindaca Emily Clancy, al presidente della Regione, Michele De Pascale, e agli altri rappresentanti delle istituzioni.
Una ostentazione grossolana di una vicenda privata, ficcata a forza dentro alla commemorazione di una strage che ha segnato Bologna e l’intero Paese 46 anni fa.














