Investire nell’educazione montessoriana permetterebbe di formare generazioni di persone più preparate e più empatiche. E proprio mentre le guerre si riaccendono, fa ben sperare la scoperta che le scuole a metodo Montessori sono molto diffuse in Cina e Usa.

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Difesa, educazione e pace

Dai primi mesi del 2025, nel dibattito pubblico dei paesi europei si è sentita sempre più spesso la celebre locuzione latina “si vis pacem, para bellum”, che significa “Se vuoi la pace, prepara la guerra”. Ma siamo sicuri che sia la strada migliore, o l’unica strada, per costruire la pace e una società più sicura? Nel 1949 nel suo testo “Educazione e Pace”, Maria Montessori offriva una prospettiva radicalmente diversa, secondo la quale il problema della difesa non risiede nella mancanza di armi o nella debolezza delle frontiere materiali, ma nella “impreparazione dell’uomo” e nell’“isolamento dell’individuo”.

Montessori descriveva una società dominata da una “organizzazione delle cose”, dove i progressi tecnici e burocratici avevano creato un meccanismo per il quale i lavoratori, tanto gli operai come gli intellettuali, vivevano isolati nei propri interessi, cercando solo il mestiere che garantisse la sopravvivenza materiale. L’isolamento alimentava fragilità sociale e tensioni che potevano sfociare in conflitti. La sua proposta era chiara: passare da un’organizzazione delle cose a un’organizzazione “degli esseri umani”, cioè una società capace di prevenire la guerra.