Alla faccia delle ordinanze. Altroché il panino da casa o un piatto di insalata di riso preparata di buon mattino: in certi lidi pugliesi, dal Gargano al Salento, non è ancora possibile. E pazienza se un provvedimento dello scorso aprile, varato dalla Regione Puglia e fortemente voluto dal presidente Antonio Decaro, stabilisca che “è sempre consentito introdurre e consumare cibo e bevande sotto l'ombrellone”. Anche se comprati altrove. Che i gestori, in pratica, non possono vietarlo. Proprio quel che in alcuni stabilimenti si continua a fare, espressamente o meno.

Così è, ad esempio, al lido Togo bay beach di Torre Lapillo. Un panino? Sette euro la versione spartana con pomodoro e mozzarella, fino a un massimo di 14 per i più elaborati. Dai 10 ai 13 per un’insalata, tre euro il caffè. E per chi ha intolleranze? Qui la scelta è quasi obbligata: un piatto di orecchiette al pomodoro a 9,50 euro, l’unico prodotto, almeno a guardare il listino, gluten free e senza lattosio. Si può solo acquistare, niente cibo al sacco, e non parliamo delle borse frigo, assolutamente bandite. E guai a liquidare tutto con formule approssimative della serie “Cose da Salento”.

A Pescoluse, il lido Venere non si concede neppure l’eufemismo. Regolamento dice che “non è consentito introdurre in stabilimento frigoriferi portatili o borse termiche. Non è consentito consumare cibi preparati sotto il proprio ombrellone”. Di fatto un divieto, solo scritto con più garbo. Per l’avvocato Cristian Marchello, referente leccese del Codacons, “episodi di questo tipo devono essere valutati nell’ottica della trasparenza dei prezzi e della corretta informazione del consumatore, che deve sempre poter scegliere liberamente se usufruire dei servizi del lido o organizzarsi diversamente”.