Come tutte le estati, anche quest’anno in Italia c’è stata qualche polemica sulle regole e sui divieti imposti dai gestori degli stabilimenti balneari, in particolare quello di portare il pranzo al sacco e consumarlo sui lettini e sotto l’ombrellone dei lidi privati.
I giornali hanno raccolto numerose storie di affissione di cartelli con avvisi più o meno cordiali da parte dei gestori: Repubblica ha scritto che in provincia di Bari uno di questi cartelli «vieta le borse frigo di medie o grandi dimensioni» e che «sotto l’ombrellone si possono consumare solo piccoli stuzzichini o merende», ma che sono vietati i pranzi al sacco.
Circolano storie sulla presenza di regolamenti espliciti sui siti internet degli stabilimenti e misure repressive anche drastiche: BariToday scrive di controlli da parte dei gestori negli zaini e borse frigo per consentire o negare l’accesso dei clienti ai lettini. O ancora di famiglie che, come nel caso di un lido a Vieste, in Puglia, hanno nascosto i panini nelle borse e mangiato sulla battigia molto vicino al mare per non infrangere le regole imposte dal lido.
«Non esiste nessuna norma nazionale che vieti l’introduzione di alimenti dall’esterno negli stabilimenti balneari», spiega l’avvocato Emilio Graziuso, presidente dell’ Associazione Nazionale Dalla Parte del Consumatore. Tutti gli anni le associazioni a tutela dei consumatori si impegnano per fare divulgazione sull’argomento. Come Graziuso, anche l’avvocato Massimiliano Dona, il presidente dell’Unione nazionale consumatori, ha spiegato più volte sui sui social l’illegittimità di questi divieti dei lidi, sottolineando che la concessione demaniale – cioè l’autorizzazione che lo stato dà ad un privato per gestire un pezzo di spiaggia pubblica allestendo uno stabilimento balneare – «ha a che fare con i servizi in spiaggia come ombrelloni e lettini, ma non con la ristorazione».








