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A Roma, in via di Santa Croce in Gerusalemme, davanti a Spin Time, dopo l’incendio scoppiato nei giorni scorsi che ha portato al sequestro dell’immobile, i Movimenti per la casa hanno fatto l’appello. Giovanna Cavallo presente. Paolo Di Vetta presente. Andrea Alzetta, detto Tarzan, non pervenuto. Angelo Fascetti (Asia Usb), ha fatto capolino il primo giorno. Ma mancavano altre figure storiche, anche se meno note, che negli anni hanno tenuto le redini delle mobilitazioni. Quando il fortino brucia e rischia di concludere un’occupazione abusiva definita «welfare dal basso», qualcuno presidia il marciapiede e qualcun altro resta fuori dall’inquadratura. La vicenda ha così riaperto anche il conto interno delle presenze, delle fedeltà e del peso reale di vecchi e nuovi capi. Cavallo c’è. É li davanti dal primo momento. È una delle figure riconoscibili dei Movimenti per il diritto all’abitare, una delle reti centrali delle occupazioni romane. Spin Time è uno dei suoi simboli che tiene insieme emergenza abitativa e iniziativa politica. Dopo il rogo, Cavallo si è presentata davanti all’edificio. Nessuna sorpresa. Nella geografia delle lotte per la casa, il suo posto è quello della presenza sul terreno, tra assemblee, presidi e vertenze con il Campidoglio. C’era anche Paolo Di Vetta. Altro nome storico delle occupazioni, volto delle reti conflittuali romane. Di Vetta appartiene alla generazione che ha costruito la forza dei movimenti attraverso l’azione diretta, l’occupazione degli immobili e la mobilitazione contro sgomberi e piani abitativi considerati insufficienti. È il ritorno sulla scena di uno dei dirigenti politici di quel sistema di alleanze che da anni tiene insieme emergenza abitativa, occupazioni e pressione sul Comune. Poi ci sono i vuoti.