Lo scrittore genovese Claudio Paglieri si porta dietro da sempre una passione per Manzoni e I Promessi sposi, il libro-mondo che da decenni in Italia si legge a scuola, e che ha formato generazioni di studenti. Un testo talmente celebre, unico, nostro, italiano e simbolico da essere diventato anche oggetto di parodie, come quella del trio Marchesini-Lopez-Solenghi del 1990, che oggi si trova su YouTube e fa ancora ridere.Se al liceo annoia, è solo ritrovandolo da adulti che ci si rende conto di quanto sia bello. Ma è necessario aspettare di crescere per poterlo apprezzare? Paglieri è convinto di no, e pensa che dovrebbe essere reso più accessibile ai ragazzi, e che andrebbero indagate tutte le strade possibili che contiene. Per esempio quella dello sguardo femminile, che lui esplora in un romanzo da poco pubblicato da Giunti, Le promesse spose. La vera sorpresa del suo libro è Lucia, che non è passiva, ma osserva, desidera, calcola, manipola.«Lucia è un personaggio in cui le mie compagne di scuola faticavano a identificarsi, e da lettore non l’ho mai trovata interessante. Manzoni però l’ha sempre descritta come ambigua: è abbastanza chiaro, per esempio, che non amasse davvero Renzo; viene corteggiata da Don Rodrigo e non dice nulla, lo rivela solo a Fra Cristoforo in confessione, momento in cui di solito uno parla dei propri peccati. Ma essere corteggiata che peccato è? E in Manzoni la scena in cui Renzo la convince a fare il matrimonio a sorpresa è molto violenta, con un’escalation di minacce. Soprattutto, lei davanti a Don Abbondio non pronuncia la frase che basterebbe dire per essere sposata: esita finché Don Abbondio non reagisce». Secondo alcune teorie non si sarebbe mai voluta sposare.«Infatti quando l’Innominato le dà del denaro per chiederle perdono per averla rapita, lei dà quei soldi a Renzo chiedendogli di dimenticarla». Lei ha creato anche un personaggio di sua invenzione, controcanto a Lucia: Lucrezia Arrigoni, colta, artista. Che cosa le interessava del riscrivere la storia mettendo da parte lo sguardo maschile?«Volevo indagare le strade percorribili seguendo quello femminile, che per troppi secoli è stato il grande testimone silenzioso della Storia. Nei Promessi sposi tra l’altro si era in un momento di guerre insensate e grande violenza, in cui gli uomini costruivano la propria immagine sull’onore, si sbudellavano per strada per uno sguardo di troppo o una questione di principio. Lucrezia viene dal mio precedente romanzo, dedicato al conte Attilio (uscito per Giunti nel 2023, ndr), che per me è il più simpatico dei Promessi sposi, a cui però Manzoni dà poca importanza; là era la protagonista femminile, che torna qui». Da dove le nasce questo amore per Manzoni?«Al liceo avevo una professoressa d’italiano che mi aveva preso in antipatia e mi metteva 4 a tutti i temi. Un giorno ce ne diede uno sui Promessi sposi e io lo feci tutto sul mio adorato conte Attilio, appunto. Mi disse che avevo scritto un sacco di stupidaggini ma mi diede 8. Rimasi talmente basito che pensai: “Vedi che allora le cose si possono anche riscrivere”. In fondo i classici sono quelli che poi tutti, per secoli, continuano a rilavorare, perché il nostro immaginario non se ne libera mai».
Claudio Paglieri: “Per riscrivere un classico basta rileggerlo. Io comincio da Manzoni”
L’autore delle “Promesse spose”: «Lucia e le altre sono sorprendenti»
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