Il punto di vista del nostro Claudio Paglieri. Abbiamo ancora bisogno dei Promessi Sposi?
I promessi sposi Renzo e Lucia nell'esilarante parodia del Trio
Genova – Raffaella Romagnolo, su questa pagina, ha spiegato che gli studenti fanno ormai fatica a comprendere i Promessi Sposi, scritti quasi due secoli fa, e che occorrerebbe “tradurli” in un linguaggio più attuale. Dal canto suo il ministro Valditara ha chiesto ai professori di farli leggere non nel biennio ma dal quarto anno, perché troppo difficili. Ho letto i Promessi Sposi almeno trenta volte e potrei parlare per ore dei loro difetti. Per esempio fatico a identificarmi in un personaggio: Renzo è uno stalker ubriacone, Lucia un’ansiosa piagnucolosa, frate Cristoforo un impulsivo pasticcione. Don Abbondio, Agnese, Perpetua, Tonio sono macchiette da commedia dell’arte, che incarnano gli eterni vizi italici. I personaggi più riusciti sono i “cattivi”, l’Innominato e la Monaca di Monza (si potrebbe attualizzare l’incontro con lo sciagurato Egidio facendole dire “mi vuoi più suora o pornodiva?”).
Ma soprattutto, la morale dei Promessi Sposi è che le disgrazie capitano, provare a cavarsela da soli è inutile, bisogna soltanto pregare e sperare nella Provvidenza. Comodo, per il nobile e ricco Manzoni, meno per chi deve costruire la sua vita con fatica e fantasia. Detto tutto questo, se i Promessi Sposi li ho riletti, appunto, ventinove volte, qualcosa di buono devono averla. Intanto che ci penso, propongo di sostituirli a scuola con Il nome della rosa di Umberto Eco. Fede e cervello che procedono insieme, le basi fondanti della nostra società, un giallo appassionante. Che volete di più?












