BOLOGNA – Sono le 12.23 del 2 agosto, le celebrazioni per il 46° anniversario della strage di Bologna sono ormai finite, il minuto di silenzio in piazza Medaglie d’Oro è passato da due ore, quando le agenzie battono il comunicato della presidente del consiglio dei ministri sulla bomba che causò 85 morti e più di 200 feriti nel 1980. La sensazione di “dejà-vu” è immediata: in quelle 12 righe firmate da Giorgia Meloni almeno la metà sono identiche a quelle dello scorso anno e anche quelle che si differenziano, lo fanno per l’uso di qualche sinonimo.

Il confronto tra i comunicati

Nell’assenza generale di politici di centrodestra alle celebrazioni (avvistati solo un consigliere comunale leghista e un consigliere della città metropolitana di Fratelli d’Italia, oltre al sottosegretario Nicola Molteni che pronuncia il discorso ufficiale) la lettura della nota di Meloni aggiunge un dettaglio al quadro generale. Cambia il conteggio iniziale degli anni trascorsi dalla strage: l’anno scorso era il 45esimo anniversario, quest’anno il quarantaseiesimo. In entrambe i comunicati, si legge del “terrorismo” che ha colpito con “ferocia” la città “con un attentato che ha disintegrato la stazione di Bologna uccidendo 85 persone e ferendone oltre duecento”. Stesse identiche parole. Sia l’anno scorso che ora, si tratta di “una delle pagine più buie della nostra storia”, definita adesso “storia nazionale”. Avanti con le analogie: “Oggi ci uniamo (2026) – stringiamo (2025) ai familiari delle vittime e a tutti i bolognesi”.