Per il 46° anniversario della strage di Bologna il Governo invia solo il sottosegretario Molteni, che riconosce la matrice neofascista, scatenando polemiche per l’assenza dei ministri. Bologna risponde scendendo in piazza a difesa della verità storica e giudiziaria.

Nel cortile di Palazzo d'Accursio, alle 10.25 di una mattina d'agosto che ha ancora il peso di quel tragico 1980, l'Italia si ritrova di nuovo divisa tra chi la memoria la difende scendendo in piazza e chi, dai palazzi del potere romano, preferisce sfilarsi. Per questo 46° anniversario della strage di Bologna, l'esecutivo ha scelto la strada del profilo basso, senza inviare neanche un ministro. Dopo le scintille dello scorso anno per la presenza di Anna Maria Bernini e il cronico imbarazzo della destra al governo nel pronunciare la parola "fascista", a rappresentare le istituzioni c'era soltanto il sottosegretario all'Interno, Nicola Molteni. Eppure, proprio dal rappresentante della Lega sono arrivate parole che sanno di atto dovuto davanti alla realtà dei fatti: "Un attentato terroristico di matrice neofascista ha squarciato la vita di tante persone", ha riconosciuto Molteni nel cortile del Comune, ricordando che il 2 agosto "è una data che appartiene all'Italia intera". Una dichiarazione importante, certo, ma che non basta a coprire il vuoto politico dell'aula di governo.