TRENTO - Aveva solo quattro anni quando, mangiando un pezzo di formaggio lavorato con latte crudo, finì ricoverato in stato vegetativo a causa di un batterio, l'Escherichia coli. Era il 2017. Oggi, nove anni dopo, Mattia Maestri è morto. La notizia della scomparsa del bambino di Coredo, in Trentino, è stata data dal suo papà, Giovanni Battista Maestri, al quotidiano il T. L'anno scorso, il papà di Mattia aveva commentato la sentenza di condanna della Cassazione, spiegando che «quando il mio Mattia non ci sarà più, chiederemo di procedere per omicidio colposo» nei confronti dell'ex presidente del caseificio sociale e del casaro.
«Il nostro Mattia ci ha lasciato» «Il nostro Mattia ci ha lasciato e a nome suo vi ringrazio per aver contribuito a rendere meno dolorosa la sua scomparsa», così il messaggio del padre. Una sentenza della Cassazione aveva confermato il nesso di causa rendendo irrevocabile le condanne per lesioni colpose di due responsabili di un caseificio.Il padre aveva anche fondato un'associazione di consumatori dedicata ai «rischi connessi ai prodotti alimentari intrinsecamente pericolosi». La sentenza e il risarcimento Lo scorso anno la Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico dell'ex presidente del caseificio sociale di Coredo, Lorenzo Biasi, e al casaro, Gianluca Fornasari, per lesioni gravissime causate a Mattia Maestri. Alla decisione della Cassazione si era arrivati dopo una sentenza di primo grado, del dicembre 2023, che stabiliva una pena pecuniaria di 2.478 euro, poi integrata in Appello, nel luglio dello scorso anno, con una provvisione da un milione di euro alla famiglia (600mila per il bambino e 200mila a ciascun genitore).«La sentenza è della Cassazione è importate non per i soldi, di cui non mi è mai importato alcunché, ma perché ha accertato il comportamento criminale ed ha dimostrato che non sono bastate le lettere di minaccia e i proiettili fatti trovare dai testimoni per evitare che la giustizia facesse il suo corso. Ora, con tre gradi di giudizio, la politica deve togliere il marchio di qualità al caseificio di Coredo», aveva aggiunto Maestri.La sentenza della Suprema Corte, che ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi della difesa, rappresenta un primo caso in Italia per quanto riguarda i rischi rappresentati da prodotti alimentari industriali. «Se le persone conoscessero la pericolosità dei prodotti a latte crudo, lo eviterebbero. Lo dico da anni: serve un'etichetta apposita che informi sui rischi per bambini fino a dieci anni, persone vulnerabili e anziani (come accade in altri Paesi europei)», le parole di Maestri. L'associazione Una settimana dopo la sentenza di terzo grado, la famiglia aveva annunciato la nascita di una fondazione. «Con l'associazione entreremo in tutti i procedimenti simili - aveva spiegato Maestri -. Vi assicuro che ci batteremo e lotteremo come ho lottato per il mio bambino anche per gli altri bambini o anziani che dovessero essere uccisi dal formaggio a latte crudo. I soldi della provvisionale li utilizzerò tutti per aiutare gli altri bambini. Quest'associazione sarà gratuita, ed io ci metterò la faccia assistito e aiutato da alcuni consulenti». Maestri è tornato a chiedere il «ritiro immediato del marchio» assegnato da parte dell'Apt Val di Non ad un formaggio prodotto dal Caseificio sociale di Coredo, una «etichettatura seria e non la barzelletta messa in campo finora» per i formaggi a latte crudo e il divieto della distribuzione di questi prodotti «nelle case di riposo, nelle scuole materne e negli asili nido». Cos'è l'Escherichia Coli L'Escherichia coli è un batterio di comune riscontro nell'intestino umano, ma anche in quello di diversi altri animali a sangue caldo (omeotermi). Il microrganismo si concentra, in particolare, nel colon, quindi nell'intestino crasso, dove rappresenta uno dei microrganismi più numerosi. Nonostante la maggior parte dei ceppi di E. coli siano innocui, ne esistono tuttavia alcuni che mettono a rischio la salute umana causando disturbi di diversa gravità – crampi addominali, vomito, diarrea con sangue.Come ci si infetta L'infezione da Escherichia coli, che può provenire da acqua o cibo contaminati – soprattutto da alimenti come frutta e verdura, che vengono spesso consumati crudi, ma anche da latte non pastorizzato e carne non cotta – può risultare molto pericolosa soprattutto per i bambini piccoli e gli anziani, che possono sviluppare una forma di insufficienza renale pericolosa per la vita chiamata sindrome emolitico uremica. L'E. coli è sensibile al calore: la cottura dei cibi permette quindi di neutralizzarlo.I sintomi Le spie d'allarme riconducibili a un infezione da Escherichia Coli sono diverse. Anzitutto, il batterio può causare dolore addominale, ma non solo; un altro sintomo è infatti quello legato alla diarrea, che può perfino essere legata a una perdita di sangue a seconda del punto infetto. Oltre a questi, anche nausea e vomito, e la febbre nella prima fase. Solitamente, i sintomi compaiono da 12 ore fino a qualche giorno dopo l'infezione.











