È morto all'età di 13 anni Mattia Maestri, il bambino che dal 2017 viveva in stato vegetativo dopo aver contratto una grave infezione da Escherichia coli in seguito al consumo di un formaggio a latte crudo contaminato. Ad annunciarlo è stato il padre, Giovanni Battista Maestri, che in questi anni ha trasformato il dramma della famiglia in una lunga battaglia per ottenere giustizia e promuovere una maggiore informazione sui rischi dei prodotti a latte crudo. «Il nostro Mattia ci ha lasciato e a nome suo vi ringrazio per aver contribuito a rendere meno dolorosa la sua scomparsa», ha scritto il padre, che ha sempre rifiutato le proposte di risarcimento economico scegliendo di proseguire le azioni giudiziarie. Gli avvocati della famiglia hanno annunciato di aver presentato una denuncia per omicidio colposo con l'aggravante della colpa cosciente. «È stata l'agonia di nove anni di un bambino e di una famiglia – dichiarano Paolo Chiariello e Monica Cappello –. Il padre è distrutto dal dolore, l'unica cosa che è riuscito a dirci è stata: "Aiutatemi a fare in modo che non accada più a nessun altro bambino". In questi anni non l'abbiamo mai visto avere un minuto di felicità, nemmeno quando ha ottenuto giustizia. La battaglia della famiglia Maestri è sempre stata quella di dare un senso a questa tragedia, facendo in modo che Mattia diventasse un testimone contro queste pratiche produttive». La vicenda iniziata nel 2017 La storia di Mattia ebbe inizio il 5 giugno 2017, quando il bambino, allora di quattro anni, mangiò un pezzo di formaggio "Due Laghi", prodotto dal caseificio di Coredo, in Val di Non, con latte crudo. «Ne andava ghiotto», aveva raccontato il padre. Nel corso della sua battaglia giudiziaria aveva sostenuto che «il latte veniva prelevato nelle stalle tramite un tubo che portava alla cisterna del camion. Lo stesso tubo, dopo essere stato a contatto con il letame, veniva immerso nei vasconi del caseificio», indicando quella come possibile origine della contaminazione. Dopo aver mangiato il formaggio, Mattia contrasse la sindrome emolitico-uremica (Seu), una grave complicanza provocata dall'infezione. I genitori lo portarono inizialmente all'ospedale di Cles, ma con il peggiorare delle sue condizioni fu trasferito al Santa Chiara di Trento. «Al pronto soccorso pediatrico, la dottoressa che lo visitava ha chiesto un consulto alla pediatra, che però le ha risposto: non adesso, sono stanca è tutto il giorno che corro», aveva raccontato Maestri. «La chirurga, a quel punto l’ha portato nel suo reparto dove è stato operato di appendicite, in quelle condizioni, ma non si trattava di quello - raccontava Maestri -. Se la pediatra l’avesse visitato, almeno non l’avrebbero operato e magari non sarebbe peggiorato. Invece, è entrato in coma ed è stato ricoverato per un mese in terapia intensiva all’ospedale di Padova e per un anno in una clinica riabilitativa a Conegliano, dove ci hanno potuto solo insegnare come gestirlo a casa. Ormai era in uno stato vegetativo insanabile. Mia moglie si è licenziata e da quel momento lo gestisce giorno e notte: 47 farmaci al giorno, uno ogni ora e mezza». Le condanne e la battaglia per la sicurezza In appello sono stati condannati per lesioni gravissime l'ex presidente del caseificio, Lorenzo Biasi, e il casaro, Gianluca Fornasari. La pediatra che, secondo l'accusa, si rifiutò di visitare il bambino è stata rinviata a giudizio per lesioni e rifiuto di atti d'ufficio. Da allora Giovanni Battista Maestri ha portato avanti una campagna di sensibilizzazione sui rischi dei formaggi a latte crudo, partecipando anche al dibattito parlamentare sull'introduzione di etichette di avvertimento per le categorie più vulnerabili. Ha inoltre pubblicato il libro La verità sui pericoli dei formaggi a latte non pastorizzato, presentato in Senato lo scorso febbraio. In una delle sue ultime interviste aveva raccontato anche il peso umano di quei nove anni di assistenza continua: «Durante l'anno a Padova volevo interrompere le cure a mio figlio. Mia moglie era contraria, sono intervenuti i carabinieri e hanno minacciato di ritirarmi la patria potestà. Oggi, con il senno di poi, penso di aver sbagliato a non essere più fermo: non abbiamo fatto altro che prolungare l'agonia del mio Mattia».
Morto il 13enne Mattia Maestri: a 4 anni mangiò un formaggio a latte crudo e finì in coma
Era in stato vegetativo da 9 anni dopo aver mangiato un formaggio a latte crudo contaminato da Escherichia Coli










