di
Paolo Virtuani
Si tratta di segni, visibili quasi solo dall'alto, realizzati nel corso di mille anni da una civiltà che viveva sulle coste peruviane prima degli Incas. Fanno parte del Patrimonio mondiale dell'Umanità dell'Unesco
Le Linee di Nazca compongono uno tra i più importanti siti archeologici del Perù e fanno parte dal 1994 del Patrimonio mondiale dell'Umanità dell'Unesco. Si tratta di decine di migliaia di segni, alcuni lunghi chilometri, che formano circa 800 geoglifi in gran parte visibili nella loro interezza e complessità solo dall'alto, per esempio sorvolandoli con un piccolo aereo come nel caso dell'incidente avvenuto sabato sera.
Si tratta di animali stilizzati, alcuni fantastici con code arrotolate, colibrì, condor, ragni, lucertole, figure antropomorfe. Secondo gli archeologi si tratta di rappresentazioni destinate a essere guardate dall'alto dalle divinità della civiltà pre-incaica che le realizzò tra il 500 a. C e il 500 d. C., anche se le datazioni non sono semplici. Destituita di ogni fondamento l'ipotesi che potessero essere segnali per l'atterraggio di astronavi aliene.










