Sono uno dei siti archeologici più suggestivi al mondo, straordinario esempio di quell'universo magico-religioso millenario che pervadeva le società precolombiane del Perù. Le linee di Nazca sono un luogo denso di mistero, capace di attirare ogni anno circa 100.000 turisti affascinati dalle enormi figure geometriche incise dagli abitanti indigeni nel terreno del deserto a 450 chilometri a sud di Lima tra l'VIII secolo avanti Cristo e l'VIII secolo della nostra era.
Situato nelle pianure desertiche del bacino del Rio Grande de Nasca, il sito archeologico si estende su una superficie di circa 75.000 ettari. Un'area su cui, per quasi 2.000 anni ininterrotti, gli abitanti hanno inciso migliaia di gigantesche figure zoomorfe come balene e scimmie, o di piante, come cactus e fiori. Ma anche precise figure geometriche, come triangoli, o antropomorfe, come l'inquietante 'Astronauta', la figura umanoide alta 30 metri dotata di grandi occhi e scolpita su un fianco di una collina. Sono figure il cui significato esatto non cessa di essere un enigma per gli archeologi, da sempre oscillanti tra diverse teorie. Le linee potrebbero essere servite ad indicare risorse d'acqua sotterranee o antichi canali, oppure sono state percorsi per riti religiosi durante feste sacre e cerimonie comunitarie.










