La birra perde terreno quasi ovunque. Non si tratta di una flessione episodica, ma di un cambiamento che coinvolge i principali mercati mondiali e riflette un mutamento periodico profondo nelle abitudini di consumo. A bere meno sono soprattutto i giovani, sempre più orientati verso bevande analcoliche o a bassa gradazione. Il risultato è un settore che rallenta, dalla produzione di luppolo fino agli stabilimenti brassicoli. A fotografare il fenomeno è l’ultimo rapporto di BarthHass, il maggiore commerciante mondiale di luppolo. Nel 2025 la produzione globale di birra si è fermata a 189,6 miliardi di litri, 1,4 miliardi in meno rispetto all’anno precedente (-0,7%). Un calo contenuto nelle dimensioni, ma significativo perché interessa gran parte delle aree produttive del pianeta.

La frenata della Germania pesa sull’Europa

A trascinare verso il basso i dati europei è soprattutto la Germania, da sempre uno dei simboli dell’industria birraria mondiale. Nel 2025 la produzione è diminuita di circa il 6%, fermandosi a 79,24 milioni di ettolitri: è la prima volta che il Paese scende sotto la soglia degli 80 milioni di ettolitri, arretrando al sesto posto tra i maggiori produttori mondiali. “Stiamo assistendo a perdite su scala senza precedenti”, osserva Heinrich Meier, autore del rapporto BarthHaas. L’effetto si riflette sull’intera Europa occidentale. La produzione complessiva dell’Unione Europea è diminuita del 3,1%, con flessioni rilevanti anche in Polonia. Il rallentamento tuttavia non riguarda solo il Vecchio Continente. Le Americhe perdono lo 0,7%, frenate soprattutto dagli Stati Uniti, mentre l’Asia registra un calo dell’1,2% a causa della contrazione della produzione cinese. L’unica area in controtendenza è l’Africa, dove il settore continua a crescere, seppure a ritmi contenuti.